Mappa del Sito | Email  |  Credits  |   Ultimo aggiornamento  21 | 09 | 2008  |   
  
  
La preghiera-di F. Cosentino PREGHIERE PREGHIERE PER L'OSPEDALE 
 
 
La preghiera
   Fatica di ogni giorno
                                      
di Francesco Cosentino

 


 
 




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Vogliamo iniziare un breve itinerario di riflessioni sulla preghiera. Forse ciò potrà aiutare il desiderio che è in ciascuno di noi, di scoprire Dio come "Padre", come Colui al quale siamo chiamati a dare del Tu; forse saremo più sensibili a scoprire l'opera dello Spirito che agisce nella nostra vita, e sperimentare la grandezza e la bellezza di questo dono che è la preghiera; che ci consente –quando la preghiera è autentica-, di essere ammaestrati direttamente da Lui, il Signore, la Sorgente d'ogni bene.

 

L'opera più difficile.

La preghiera oltre ad essere un dono è anche un "opus", un lavoro difficile, non perché aldilà delle forze umane, ma perché è un itinerario di vita spirituale che non si esaurisce mai. Una storiella può aiutarci a capire. Un giorno un giovane monaco disse ad un padre del deserto: "Abba, dimmi qual è l'opera più difficile del monaco" e l'Abba rispose: "Dimmi tu quale pensi che sia"; il giovane monaco disse: "Forse é la vita comune", ma l'Abba rispose: "No, no figliolo, prima o poi gli uomini, per cattivi che siano, a forza di stare insieme si vogliono bene". L'altro riprese: "Ma allora qual è? La castità?", " no figliolo, tu senti la castità come un problema grosso perché hai vent'anni, ma aspetta ancora qualche anno e tutto declinerà, tutto si acquieterà". "Ma allora che cos'è padre l'opera più difficile del monaco? Forse la teologia, studiare di Dio, parlare di Dio?". L'Abba gli disse: "No figliolo, guardati intorno: quanti ecclesiastici parlano di Dio dalla mattina alla sera! Sei mai stato nelle chiese? Tutti discutono su Dio! No, no –continuò l'anziano, è tanto facile parlare su Dio: molta gente di chiesa se non avesse quello da fare non saprebbe come passare la giornata". "A questo punto dimmelo tu, Abba, qual è l'opera più difficile del monaco". "E' pregare, pregare dando del tu a Dio" e aggiunse "ricordati che un uomo, tre giorni dopo morto, di fronte alla presenza di Dio prova ancora difficoltà a guardarlo in faccia, a dirgli Padre e a dargli del tu: questa è l'opera più difficile".

Questo apoftegma dei padri del deserto, autentici maestri del cammino spirituale, mostra proprio come la preghiera sia un cammino inesauribile. La vera preghiera, quella portata a compimento pieno, non si raggiunge mai, e nel pregare si resta sempre discepoli: finché vivremo la preghiera costituirà sempre un problema.

 

 

L'unico maestro di preghiera è lo Spirito.

E' Lui che ci introduce nella preghiera e ci insegna a pregare. Colui che può davvero parlare al cuore di ciascuno di noi e fa si che emerga il grido, il pianto, il gemito, il ringraziamento, la lode. Non dimentichiamo quel che afferma S.Paolo: in verità noi non sappiamo come pregare, perché pregare, cosa chiedere nella preghiera, ma lo Spirito Santo che è in noi, con gemiti inenarrabili dice in noi Abba (cfr. Rm 8). Chiamare Dio: Papà, questa è la preghiera.

Esistono delle persone che dicono d'essere maestri di preghiera, ma questo è falso: tutt'al più essi ci possono indicare delle strade od offrirci dei motivi per interrogarci sulla preghiera. Ma nell'itinerario dell'incontro con Dio, essi non bastano. Esiste molta gente che parla di Dio: in qualunque incontro tra persone di chiesa si finisce per parlare di Dio; ma per una vita spirituale autentica non è sufficiente parlare di Dio, bisogna arrivare a dare del Tu a Dio. Non basta neanche conoscere la bibbia a memoria: se non si giunge infatti a sentire e vivere questa presenza, a parlare con Lui, a mettersi in ascolto della sua Parola, si potrà vivere un'ideologia ma non si diverrà mai uomini di fede.

 

Crisi o risveglio della preghiera?

E' giusto porsi questa domanda, anche perché oggi se ne parla tanto. Spiritualità orientali, sette, New Age, inchieste sociologiche danno per certo il dato: che è evidente, soprattutto fra i giovani, un forte risveglio spirituale. Allo stesso tempo bisogna affermare che altro è il risveglio religioso e altro è la preghiera cristiana: quest'ultima infatti è un'attività che sfugge all'osservazione sociologica, alle inchieste e alle statistiche. Necessario quindi è il discernimento nella fede personale per percepire se si tratta di preghiera cristiana o di semplice, naturale atteggiamento religioso.

La preghiera gradita a Dio.

Una bella pagina dell'antico testamento ci regala un grande insegnamento (cfr. 1Sam. 1, 9-18). Anna, una vecchia donna sterile che darà alla luce il profeta Samuele, nel suo dolore prega semplicemente muovendo le labbra, mormorando una preghiera sconosciuta. Eli, il sacerdote del tempio, la considera ubriaca e la rimprovera. A conti fatti Dio esaudì quel pianto di donna sterile, quella preghiera che si ignorava, biascicata da una persona emarginata perché incapace di generare figli: era quella la preghiera capace di raggiungere Dio.

Altre volte abbiamo cerimonie solenni, meravigliose, piene di gente, con tutta una coreografia predisposta: leggiamo il giudizio che ne dà il profeta Amos: così dice il Signore: Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo. Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! (Am 5, 21-23). E' il paradosso di Dio! quello che sovente è un abominio per noi, non lo è per il Signore; viceversa quello che noi crediamo che il Signore gradisca, Dio lo aborrisce.

 

La preghiera si ignora.

Quando un cristiano prega, non sa mai dire se ha pregato bene o male. Questa affermazione può sorprendere anche perché va contro due "dogmi" presenti e imperanti all'interno della chiesa in questi ultimi anni.

Il primo di questi falsi dogmi è quello del "soggettivismo", della "autenticità": esso implica che una persona, soprattutto se giovane, per pregare debba "sentirsi", debba "averne voglia". Questo affidare agli umori personali la frequenza e la qualità della preghiera è una risposta non seria e nemmeno evangelica. La realtà che emerge dal tutto il messaggio biblico è che il credente non sa quando prega bene e quando prega male: non esistono risonanze che testimonino interiormente se la preghiera fatta è "bella", cioè gradita a Dio, o meno. Chi misura la qualità della preghiera in base alle emozioni che essa suscita, non dimostra gran maturità nella vita spirituale, o per dirla con S. Paolo compie un'operazione "psichica", cioè carnale e non spirituale.

Questo dogma dell'autenticità soggettiva porta come conseguenza il pregare solo quando se ne ha voglia, quando "ci si sente": si trasforma così la preghiera in un gesto estetico, in un'attività sensitiva, in un'opera poetica. La preghiera cristiana invece ha un'oggettività essenziale e non dipende dal singolo. Se il protagonista della preghiera è lo Spirito Santo che prega in noi, allora l'autenticità della preghiera non dipende dal nostro stato d'animo.

Il cristiano è padrone del tempo.

L'altro dogma contro cui va ad urtare l'autentica preghiera cristiana è quello del tempo. "Non ho tempo per pregare!" Quante volte abbiamo sentito, o detto, questa frase che molti invocano come scusante e che invece costituisce un'aggravante! Bisogna affermare con forza che l'uomo é padrone del tempo e non viceversa! Il tempo è diventato un idolo nella nostra società, una forza che ci domina e ci costringe a metterci al suo servizio. Il cristiano deve difendere con la forza uno spazio di tempo da consacrare a Dio, perché sa che la sua vita, e di conseguenza anche il suo tempo dipendono da Dio.

L'ascolto nella preghiera.

Questa dimensione così difficile da realizzare, provoca fatica e smarrimento; perché mettersi nella nudità della propria esistenza davanti a Dio fa paura. Eppure questa è il segreto per iniziare a vivere la preghiera, l'atteggiamento fondamentale. "Ascolta Israele, il Signore, nostro Dio, il Signore è Uno" (Dt. 6,4).

La nostra fede si fonda sull'ascolto. Purtroppo bisogna affermare che siamo stati abituati a concepire la preghiera innanzi tutto come qualcosa da dire a Dio: chiedere, fare domande, invocare grazie ecc… L'esatto atteggiamento opposto di quello del giovane Samuele narrato in 1Sam 3,1ss.: "Parla Signore, che il tuo servo ti ascolta!". Sovente la nostra preghiera dice: Ascolta Signore che il tuo servo ti parla! Imparare a fare silenzio in noi stessi e attorno a noi ci insegnerà ad ascoltare il fratello che vediamo ed anche Dio che non vediamo, perché senza ascolto non esiste dialogo, non c'è comunicazione. Spesso i fiumi delle nostre parole sommergono la Parola, che esce dal silenzio del cuore di Dio.

 

La preghiera e l'impegno.

Un grande uomo di fede, Dietrich Bonhöffer, a proposito della preghiera diceva: "Dio non esaudisce i nostri desideri, ma tutte le sue promesse... La nostra preghiera non potrà essere un caricare le spalle di Dio delle nostre responsabilità, non sarà un alibi: l'abbiamo usata troppo spesso in questo senso. Tra questo tipo di preghiera e Lui, Dio mette le nubi –come dice il profeta-, non l'ascolta e non la riconosce. Eppure per molti cristiani la preghiera é un mezzo di falsa pace, una fuga dalle responsabilità di fronte agli altri uomini. Non si può pregare perché cessino le sofferenze senza un gesto che aiuti questa fine: la preghiera deve essere in noi la fonte di un passo nella sofferenza per farla cessare. Non si può pregare per la pace senza far seguire alla preghiera un comportamento conseguente... Il vangelo dice forse: chi ha due mantelli preghi per chi non ne ha? Non dice forse: ne dia uno a chi non ne ha? D'altronde, per sapere che cosa fare, il cristiano non dovrà forse ascoltare la parola? cioè pregare e aprirsi affinché tale parola munita di efficacia gli trasformi la sua realtà e lo apra alla realtà del prossimo? E' questo l'istante in cui l'azione é un atto di Dio. Innanzitutto impariamo ad ascoltare, a vedere, a comprendere Dio e i fratelli dell'umanità intera; poi agiamo secondo questa sapienza divina che si rivela nella scrittura, nei sacramenti, nella vita".

E' questo l'aspetto "orizzontale" della preghiera. Non bisogna mai dimenticare che questi due aspetti, Dio e il prossimo, vanno di pari passo e che trascurare l'uno o l'altro non ci situano nell'orizzonte della preghiera che ci ha insegnato Gesù. Una colomba per volare ha bisogno di due ali, altrimenti non volerà. Allo stesso modo pregare Dio e non riconoscerlo nei fratelli, trasforma tale  "pseudo preghiera" in bestemmia, così come amare il prossimo senza fare riferimento a Dio testimonia una filantropia che non rappresenta per nulla lo specifico cristiano.

 

 

Parola e parole.

Un altro dei pregiudizi diffusi tra noi cristiani é che la preghiera consista prima di tutto in parole e soprattutto nelle nostre parole. Di qui lo sforzo di pensare molto durante la preghiera, di elaborare delle piccole dottrine, dei piccoli trattati su Dio, sull'uomo; credendo Dio come un maestro di scuola che giudica l'esattezza teologica delle nostre frasi o la bellezza poetica dei nostri testi. Altri invece, molto più semplicemente si "parlano addosso" come il fariseo narrato da Lc. 18,11, che credeva di parlare a Dio, ma in realtà parlava "tra di sé", cioè su se stesso, da solo.

Altri ancora hanno bisogno assoluto dei sussidi o dei libri, perché non ritengono di essere capaci di stare dinanzi a Dio nella semplicità o nella povertà del loro essere. Ecco, queste sono delle "stampelle" che ci rendono vecchi quando in realtà siamo bambini e che non ci permettono di acquisire quello slancio dei moti dello Spirito di cui parla S. Paolo, quell'agilità che soltanto la Parola può imprimere nel cuore del credente. E' la Parola di Dio che deve farsi preghiera del cuore. La Parola che é Gesù Cristo, il quale incarnandosi é diventato la Parola piccola. Incarnandosi anche nella Parola della Scrittura si é fatto Verbo umano, mettendosi alla portata di tutti e sottoponendosi al dramma della parola umana, con tutti i fraintendimenti della strumentalizzazione, dell'incomprensione e della distorsione.

 

 

 

Preghiera e Parola.

La Parola di Dio é buona notizia, é "vangelo", é quella notizia unica che penetra nella nostra vita perché non é una parola semplicemente detta, ma é la Parola attraverso la quale Dio dice se stesso facendosi presente nella nostra vita. Accogliere allora la Parola di Dio che si fa preghiera dell'uomo, significa porsi davanti alla Parola con fede. Quando prendiamo in mano la Bibbia non prendiamo in mano un libro, ma solleviamo accanto a noi una persona: sulle nostre mani, sotto i nostri occhi, vicino il nostro cuore. Il primo atto di preghiera dunque diviene un atto di fede, di fede in quel Dio che si é rivelato nel Signore Gesù. Si dice che Dio é presente in modo sostanziale nell'Eucarestia; allo stesso modo, per mezzo dello Spirito, é presente in modo non meno reale, in modo mistico, misterioso, nella sua Parola.

 

Parola che trasforma la vita.

Dovrebbe essere più chiaro allora che la preghiera non consiste tanto in parole, o in gesti, quanto in un modo di essere. Essere nella fede davanti a Dio che parla. Aprendo il cuore per accogliere questa Parola, spesso incomprensibile, che ci appare a volte come giudizio, come spada a doppio taglio che penetra fino il fondo dell'essere umano, altre volte come consolazione, illuminazione, conforto e guarigione. Soltanto se raggiunge la profondità della nostra vita, la Parola di Dio diventa Parola di vita che ci fa assumere poco per volta le connotazioni di figli di Dio.

 

Parola nell'oggi.

Concretamente vuol dire che prima di leggere la Bibbia siamo chiamati a fare un atto di fede, dicendo ad esempio: "Eccomi, Signore, sono qui. Cercherò di ascoltarti per poter percepire quel che Tu dici a me in questo momento, in questa mia situazione, e per poter in questa situazione vivere la tua Parola". Se non si ha una disposizione di fondo di questo genere é molto probabile che si affronterà la lettura biblica in modo schematico. Troveremo ad esempio giustificazioni esegetiche e filologiche in base al testo, applicheremo la scrittura ad altri, andremo a cercare a chi era indirizzata quella parola: ai discepoli, ai dodici, ai contemporanei di Gesù... ma, la Parola di Dio o é indirizzata a me personalmente o non mi dice nulla e quindi perde la sua forza divenendo un libro come tanti altri

Si può vedere come preghiamo da come trattiamo la Parola di Dio. E' come la cartina tornasole. Quante volte ascoltiamo –non solo con le orecchie, ma anche con la testa e il cuore- la Parola di Dio? E come la ascoltiamo? Che fine fa questa parola? Scende nel cuore o viene scaraventata fuori dalla nostra vita con indifferenza o con tutti quegli alibi possibili di cui noi siamo creatori instancabili?

Si prega nella misura in cui si ascolta la Parola -e quindi Dio- che ci parla. E si ascolta la Parola di Dio nella misura in cui la si vive. Non é questo un problema di algebra da capire o risolvere; é una verità di vita da vivere, da calare nell'esistenza quotidiana. Non é una Parola che devo accogliere quando mi piace o quando mi giustifica un certo comportamento. E' la Parola che deve entrare nella mia vita ed essere misura dei miei gesti e dei miei pensieri. Allora essa ci farà comprendere chi é Dio e qual' é il mistero della sua volontà. Ci metterà davanti al cuore i pensieri di Dio, come diceva S. Gregorio: "impariamo a conoscere il cuore di Dio attraverso le sue parole". La nostra preghiera diventerà allora memoria, memoria costante di Dio, respiro salutare e santificante per la vita di tutti i giorni.

 

Il silenzio: ostacolo o parola d'amore
oltre le parole?

Parlo certamente di quel silenzio che é "pienezza"; di quel misterioso sentimento che ci fa scoppiare il cuore per la sovrabbondanza dei sentimenti che vive, e il dolore e la confusione per non poterli esprimere. Eppure esso rappresenta il primo ostacolo, la prima sfida che ci troviamo ad affrontare quando ci mettiamo dinanzi a Dio. Oh come é difficile stare in silenzio! Fare la prova per credere. Come é difficile mettere in pratica quel brano delle lamentazioni di Geremia: "Sieda costui solitario e silenzioso, perché Dio glielo ha imposto"! Silenzio di confusione, di turbamento, di ascolto... Diceva una mistica: "Il silenzio talvolta é tacere, é sempre ascoltare, sempre ascoltare". Silenzio che purifica, silenzio che prega, silenzio del nulla, del vuoto, della paura di parlare a Dio perché sappiamo di essere stati infedeli; e quante volte questa paura é peggiore del peccato commesso... Peccare é umano, avere paura di Dio non é più umano. E per finire... il silenzio dell'amore. Quando due persone si amano intensamente, non trovano parole per esprimere l'intensità di questo sentimento, lì sboccia la vita. L'amore si nutre di silenzio.

La Preghiera nei vangeli.

Consideriamo ora ciò che é stato fin qui scritto come "cornice", "contesto", entro il quale cercheremo ora di dare una definizione più circoscritta della preghiera che dovrebbe risultare non più estranea e lontana dalla nostra vita. Inoltre, vedremo di riflettere sull'insegnamento che ci ha consegnato Gesù nei vangeli. Sulle cosiddette "catechesi evangeliche" sulla preghiera, o meglio: su qual' é stato l'insegnamento che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli a riguardo della preghiera, e quale "catechesi" ci é stata tramandata dalla Tradizione della chiesa.

 

Semplice tentativo di definizione.

La preghiera cristiana, abbiamo visto, può essere definita come: l'incontro personale dell'uomo in dialogo umile con Dio Padre attraverso Gesù Cristo, suo figlio e nostro fratello, nella forza dello Spirito Santo.

Vediamo di esplicitare questa definizione prendendola in esame parola per parola.

Incontro: dice vicinanza, contatto. Possibilità di interscambio di sentimenti.

Personale: non é la spiegazione filosofica di un essere indefinito. Non é "un'altra cosa", ma "l'Altro", quello che interpelliamo come un "Tu", che ci guarda e ci comprende, disposto ad esaudirci, disposto a parlarci.

Dell'uomo: sono io questo uomo (inteso maschio e femmina), nella mia singolarità e nella mia circostanza. Qui e adesso.

In dialogo: é rendere reale la possibilità di interscambio di sentimenti. Dio ha sempre l'iniziativa. Gesù Cristo é la sua Parola. C'é un offerta di amicizia. Non ci costringe. Ci presenta le condizioni per entrare nella meraviglia del suo Amore. A noi tocca corrispondere, chiedendo magari aiuto, chiarezza.

Umile: é innanzitutto l'umiltà da parte Dio, che si abbassa fino alla nostra miseria, al livello del nostro peccato. Ma anche da parte nostra deve essere umile: siccome il nostro stesso "essere creatura" é dono di Dio senza possibilità di un merito previo, la nostra condizione di peccatori inclini ad una indipendenza egoista ci rende positivamente indegni. La preghiera deve essere, dunque, un grido dinanzi alla sua misericordia.

Con Dio Padre: la paternità di Dio, come vicinanza e cura amorosa per l'uomo, é l'aspetto più profondo della rivelazione cristiana. La coscienza della immediatezza divina, appresa nella fede, non elimina la sensazione della sua trascendenza, che si fa paradossalmente vicinanza più intima della stessa nostra persona e diventa come radice attiva del nostro essere.

Attraverso Gesù Cristo: la vicinanza di Dio non é un idea astratta. Dio si é fatto uomo nel suo Figlio. Adopera il nostro linguaggio. Può essere toccato. Lo si può additare: "E' Lui!", "Sei Tu!". E' questione di fede, però una fede con fondamento storico, con la serie di testimoni che continuano a formare la chiesa da quando Gesù rimase sensibile fra noi. E, ciò che é ancor più interessante, pregò e ci insegnò a pregare (come vedremo più avanti), facendosi solidale con l'umanità.

Nella forza dello Spirito Santo: lo Spirito Santo che é l'Amore personale unitivo del Padre e del Figlio, entra nella vita di ogni cristiano e nella chiesa intera, come un dono di Grazia che ispira e muove le "molle" della nostra vita spirituale. Lui continua a dare testimonianza e a rendere "vivificante realtà" l'azione salvatrice di Cristo, dando consistenza al suo corpo mistico, la chiesa (cioè noi), e al suo corpo sacramentato, l'eucarestia.

Le catechesi evangeliche sulla preghiera.

Premesso che tutta la scrittura parla, insegna ed é  totalmente permeata da uno spirito di preghiera, quella che si può considerare la "perla" dell'insegnamento sulla preghiera, la troviamo in alcuni brani evangelici che gli evangelisti hanno scritto, sintetizzando l'insegnamento di Gesù, e che la Tradizione della chiesa primitiva ha sempre usato per "iniziare" il credente all'orazione.

In questo modo anche noi, che abbiamo scritto finora diverse cose sul tema, con lo scopo di introdurci in questa "misteriosa realtà" che é la preghiera, potremmo andare al "cuore" dell'insegnamento su di essa, ed ascoltare davvero i gemiti dello Spirito che gridano dentro di noi per farci riconoscere "l'essenziale delle cose".

Sono sette i brani evangelici, ai quali noi ci riferiamo, che parlano sul "come" bisogna pregare. Elencheremo i testi e cercheremo di dare dei brevissimi cenni per dare uno "stimolo iniziale" a ciascun lettore che (lo avrà capito), ha il mandato e la responsabilità di iniziare a muovere i suoi primi passi da solo, sperimentando ed imparando a pregare, appunto pregando. Questa é la condizione essenziale affinché questa lettura non divenga inutile e sterile: che il caro lettore, prenda in mano la bibbia e inizi a compiere il suo cammino responsabilmente, se nel suo cuore esiste davvero (come noi crediamo) il desiderio di incontrarsi con il Signore. Leggendo i brani in modo esistenziale, per analogia. Sapendo che le "storielline" che vengono narrate nella Scrittura sono storie che parlano di noi, della nostra realtà, dove la Parola si situa e ci fa vedere nella verità di Cristo dove noi siamo situati. Essa allora farà luce sulla nostra vita e sul nostro cammino. Un primo passo importante quindi, di vivere condotti dolcemente dall'amore di Dio, che ci fa intravedere la meta finale (la vita nella pienezza traboccante del suo Amore), ma non ci indica per quali strade essa si realizzerà, perché risulti chiaro che é Lui (Dio) a guidarci sulla strada della Vita.

Ecco i testi:

Vangelo di Luca. Capitolo 18. Versetti da 35 a 43:

Il cieco di Gerico. (Lc. 18, 35-43).

Vangelo di Luca. Capitolo 18. Versetti da 9 a 14:

Il fariseo e il pubblicano.(Lc. 18, 9-14).

Vangelo di Luca . Capitolo 18. Versetti da 1 a 8:

La vedova insistente.(Lc. 18, 1-8).

Vangelo di Matteo. Capitolo 6. Versetti da 1 a 18:

Preghiera, digiuno ed elemosina. (Mt. 6, 1-18).

Vangelo di Luca. Capitolo  11. Versetti 1, e da 5 a 13:

L'amico importuno. (Lc. 11, 1. 5-13).

Vangelo di Matteo. Capitolo 14. Versetti da 22 a 33:

Gesù cammina sulle acque.  (Mt. 14, 22-33).

Vangelo di Matteo. Capitolo 26. Versetti da 36 a 46:

Gesù nel Getsemani. (Mt 26, 36-46).

 

Lc 18, 35-43. Il cieco di Gerico.

Questo brano ci insegna che abbiamo bisogno di imparare a "gridare" al Signore di guarire la nostra cecità, come fece il cieco di Gerico appunto. Essere "ciechi" significa incapacità di vedere l'autentica realtà delle cose; incapacità d'amare e quindi impossibilità d'essere autonomamente e responsabilmente liberi, per camminare da soli. La cecità ci rende schiavi, mendicanti  lungo le strade della vita. Passa Gesù e il cieco inizia a gridare: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" (questa frase é divenuta la base per la preghiera più diffusa nella chiesa orientale, chiamata preghiera del cuore). Egli grida perché sa che é l'unica occasione che gli si presenta per risolvere il problema più importante della sua vita: riavere la vista! Quante volte noi abbiamo fatto l'esperienza di aver "preso al volo" oppure di aver "perso per sempre" l'occasione della nostra vita? Per comprendere quanto ciò sia importante bisognerebbe sapere cosa vuol dire esser ciechi e quanto sia importante per un cieco avere la possibilità di recuperare la vista. Condizione essenziale quindi é: la coscienza di esser ciechi e il desiderio forte di voler guarire, per gridare al Signore che passa nelle occasioni che ci si presentano durante la nostra vita. E il Signore ci esaudirà nella misura della nostra fede. "Cosa vuoi che io faccia per te?" dice Gesù. "Signore, che io riabbia la vista". "Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato".

 

Lc. 18, 9-14. Il fariseo e il pubblicano.

Questa parabola insegna l'attitudine con cui pregare. Non ritenendosi migliori di altri, ma con umiltà riconoscersi bisognosi dinanzi a Dio. Gesù ha raccontato questa "storia" per dare un insegnamento a chi nella vita si sente "giusto" e disprezza gli altri. Non é difficile dunque, dover ammettere che Egli l'ha detta per noi! Quante volte, negli atti della vita quotidiana, ci sentiamo "giusti", "migliori" di altri, giudicando chi é diverso o solo chi la pensa diversamente da noi... Questo brano evangelico non ha bisogno davvero d'essere dischiuso alla nostra comprensione, in quanto parla chiaramente e compiutamente a chi vuole rimettersi in discussione! Il pubblicano tornò a casa sua giustificato da Dio, il fariseo pieno solo di "se stesso" e delle "sue" opere no! Chi si esalta da solo, sarà umiliato da Dio. Chi si umilia (cioè chi non tiene conto di quel che gli spetterebbe di diritto) sarà esaltato dallo stesso Dio!

 

Lc. 18, 1-8. La vedova insistente.

Questa parabola Gesù l'ha dettata per indicare quanto sia importante e necessario pregare sempre, senza stancarsi, per chiedere a Dio che ci faccia giustizia contro il nostro avversario. Alcuni termini vanno intesi bene. I nostri avversari ad esempio non sono quelli che ci scomodano o che non ci sono simpatici...

Abbiamo sottotitolato queste riflessioni sulla preghiera: Fatica di ogni giorno. Il motivo é che l'esperienza ci dice che: pregare sempre e senza stancarsi é qualcosa di non facile. Ci sono due cose però che il cristiano dovrebbe compiere senza sforzo (il che non vuol dire senza sofferenza!): la preghiera e l'elemosina. Sono due cose che non vengono naturalmente, ma che bisogna fare costi quel che costi! Per questo Gesù insisteva presso i suoi discepoli, per insegnargli quanto sia importante pregare anche quando non se ne ha voglia. Se la preghiera é davvero il nutrimento quotidiano, il cordone ombelicale che ci lega a Dio, il riflesso sincero della nostra vita, allora é necessario comprendere quanto sia importante pregare sempre e senza stancarsi. Una mamma, quando nel cuore della notte si alza dal letto perché il bimbo piange e ha bisogno di lei, può anche sapere che ciò gli provoca qualche fastidio, perché gli spezza il sonno e al mattino deve andare a lavorare ecc., ma di ciò non tiene conto, non calcola, non soppesa il sacrificio che deve compiere per il suo bambino. Lo fa e basta! E' l'Amore! E la misura dell'Amore é appunto amare senza misura! Sarebbe molto interessante poter approfondire quest'aspetto (di ciò che dovrebbe essere caratteristico della vita cristiana), ma le esigenze dell'articolo non ci permettono purtroppo di soffermarci oltre. Chi fa l'esperienza dell'amore di Dio, sa quanto é fondamentale nutrire costantemente questo rapporto, e lo fa costi quel che costi...

Quando sperimentiamo la difficoltà della preghiera ecco l'incoraggiamento che ci viene da questa parabola! La vedova ha bussato insistentemente alla porta di un giudice che non temeva di Dio e che non aveva riguardo per nessuno. Egli, solo per la sua insistenza decise di farle giustizia, per non essere più importunato. Ora, se questo giudice disonesto si é così comportato, cosa non farà Dio per i suoi figli che notte e giorno gridano a Lui? Gli farà giustizia prontamente dice Gesù! Ma..., quando verrà il Figlio dell'uomo troverà davvero Fede sulla terra? Troverà veri credenti in Lui?

Ancora, chiedere a Dio che ci faccia giustizia contro il nostro avversario, vuol dire chiedergli di intervenire perché vengano distrutti tutti gli ostacoli e gli idoli che si frappongono tra noi e Lui. Fra tutto quello che ci impedisce di avere una vita piena, con significato. Che ci renda giustizia da tutto ciò che non ci consente di vivere nell'amore, e nella sua volontà. E' questa una lotta che ci si presenta quotidianamente, perciò abbiamo bisogno di chiedere sempre e senza stancarci l'aiuto di Dio!

 

Mt. 6, 1-18. La preghiera, il digiuno e l'elemosina.

Un altro grande insegnamento di Gesù. Il digiuno, l'elemosina e il perdono devono accompagnarsi con la preghiera e farsi nel segreto, altrimenti acquistano solo il valore che viene riconosciuto da coloro che ci guardano, con la relativa ricompensa... (quanto é "bravo" quello, quanto é "santo" quell'altro ecc...) completamente inutile agli occhi di Dio...

Tutti noi siamo sottoposti a quelle tentazioni che Gesù ha superato nel deserto quando fu tentato dal demonio per quaranta giorni (Mt. 4, 1-11). Sono le tentazioni del cuore, della mente e delle forze, quelle che ci impediscono di adempiere il primo comandamento: "Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze".

In questo brano evangelico ci viene dato l'antidoto per superarle. Gesù é stato tentato tre volte: "se sei figlio di Dio dì che questi sassi diventino pane" (Prima tentazione). E' la tentazione del pane, delle comodità, del soddisfacimento dei propri istinti, di avere tutto bello e pronto senza che altri ci diano fastidio. E Gesù vince questa tentazione digiunando e accettando di soffrire. "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio!". Ama il Padre con tutto il cuore e non antepone alcun idolo al suo posto. Ecco il valore del digiuno!

Seconda tentazione: Il demonio lo porta sul pinnacolo del tempio e gli dice "se sei figlio di Dio gettati giù, poiché sta scritto... gli angeli ti sorreggeranno...". E' la tentazione del rifiutare la propria storia, di tentare di Dio quando non comprendiamo quello che succede, chiedendogli di intervenire come diciamo noi, per cambiare la nostra storia in un modo magari più semplice. L'antidoto contro questa tentazione é la preghiera. Essa é l'unica che ci permette di umiliarci davanti a Dio, che ci fa come bambini e ci guarisce dall'orgoglio e dalla superbia di voler fare da soli e avere sempre ragione.

Terza tentazione. Il demonio gli dice: "Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai". E' la tentazione di "non amare" Dio con tutte le forze (che in ebraico vuol dire con tutto quello che si ha di materiale, di beni, e quindi i soldi). L'antidoto per l'idolatria del denaro é l'elemosina.

Ora, tutto ciò perde di significato quando non viene fatto nel segreto, cioè in modo che sia Dio solo a sapere quello che si compie e non altri.

Gesù stesso insegna e consegna agli apostoli e a tutti i credenti, la preghiera del Padre Nostro. La preghiera più bella, più completa, più alta, più profonda. In essa troviamo tutto quello che un uomo possa chiedere dalla vita. Tutto quello di cui ha bisogno. Il suo valore é dato dal fatto che ce l'ha consegnata Gesù stesso. Quando preghiamo il Padre Nostro sappiamo di non sbagliare mai..., soprattutto se facciamo attenzione alle parole che pronunziamo. Ci si rende conto allora di quanto questa preghiera coinvolga e responsabilizzi. Ad esempio: "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori...". Parafrasando e attualizzando e come se dicessimo: Signore, ripagaci con la stessa moneta! E' il tema del perdono verso gli altri. Condizione essenziale per pregare il Signore e chiedergli perdono é: che noi siamo disposti ad offrire lo stesso perdono che riceviamo, agli altri!

 

Lc. 11, 1. 5-13. L'amico importuno.

Nei sui insegnamenti sulla preghiera, Gesù racconta quest'altra storia, per indicare che bisogna pregare non solo insistentemente, ma anche inopportunamente, nel cuore della notte, per chiedere lo Spirito. "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Hanno bisogno di spiegazioni queste parole di Gesù? La prima cosa che Egli ci dona sopra tutto é lo Spirito Santo!

 

Mt. 14, 22-33. Gesù cammina sulle acque.

Il grande insegnamento di questo episodio consiste nel convincerci che la preghiera ci aiuta ad entrare nella nostra storia, per comprenderla così come essa é alla luce dell'amore di Dio. Guardando a Gesù, tutti possiamo avere la forza necessaria per superare le difficoltà che la vita ci pone innanzi. Si parla della forza della fede, della sua audacia, che nella misura in cui é più forte delle nostre paure, ci permette anche di vincerle.

 

Mt. 26, 36-46. Gesù nel Getsemani.

L'esempio che ci ha lasciato Gesù, con la sua vita, é rivelatore di ciò che deve essere il fine, l'obbiettivo di ogni cristiano. Il brano che narra dell'orazione di Gesù nel Getsemani, ci indica qual' é il frutto della preghiera. A cosa ci porta pregare? A cosa ci porta chiedere lo Spirito di Dio? A compiere la volontà di Dio! A fare la volontà di Dio! Questo, se vogliamo, é il segreto ultimo della nostra felicità e di una esistenza piena di significato. Se é vero che Dio ci ama; se é vero che vuole il bene per noi, che ci vuol rendere felici; se é vero che ha progettato qualcosa per la nostra vita (quello che si chiama vocazione). Allora sarà anche vero che la gioia di vivere, di spendere positivamente e significativamente le nostra vita, in una parola: di essere felici, avrà senso solo nella misura in cui questa adesione a Dio sarà totale e, compito primario della nostra vita diverrà l'obbedienza al consiglio di Gesù di cercare il regno di Dio perché tutto ci verrà dato con esso.

 

Conclusioni

Crediamo di aver offerto in modo semplice, ma anche coinvolgente (nella misura in cui il lettore si é lasciato coinvolgere), alcune riflessioni sulla preghiera, e di aver offerto una piccola "pista di lancio" che può rappresentare l'inizio di un cammino o la riscoperta di qualcosa che magari si é sempre vissuto senza averne consapevolezza. Sarebbe stato interessante riflettere su tutte le testimonianze sulla preghiera offerte dalla Bibbia, ad es: la preghiera dei patriarchi, dei profeti, dei salmi; soprattutto sulla preghiera del Padre Nostro e della prima comunità cristiana. Siamo anche certi però, che se il lettore si lascerà coinvolgere da questa "espressione stupenda" che Dio ha offerto all'uomo, e che va sotto il nome di preghiera, saprà andare avanti, con l'aiuto di Dio e sotto la sua guida amorosa, in un cammino di consapevolezza della grandezza della propria dignità e delle aspettative meravigliose e inenarrabili che ardono inconsapevolmente nel proprio cuore.

La prova che noi siamo figli di Dio é questa: Dio ha mandato il suo Spirito dentro di noi, che grida (prega) con gemiti inesprimibili : Abbà, Padre!

L'augurio più sincero di essere sempre più coinvolti nel Mistero di questo Amore.

                  Francesco Cosentino



 

Mais du peintre Albrecht Dürer, bien sûr!  Né à Nuremberg le 21 Mai 1471 et décédé à Nuremberg le 6 Avril 1528


Preghiere



L'alfabeto di DIO

L'alfabeto di DIO

A - Anche se non sei corrisposto, ama lo stesso, mi assomiglierai.
B - Benedici sempre, perché tu sei una benedizione di Dio.
C - Chiamami Padre, solo così potrai chiamare tutti gli altri fratelli.
D - Dona con gioia. I musi lunghi sono figli delle tenebre.
E - Esci dal guscio del tuo egoismo: troverai un mondo che ti aspetta.
F - Fa della tua vita una sinfonia di gioia; darai frutti saporiti.
G - Gira l'ago della tua calamita sempre dove ti porta il cuore: sempre e solo a Dio.
H - Hai un dono straordinario, per cui mi assomigli: l'amore; sfruttalo con gioia.
I - Intorno a te c'è tanta morte, odio e tenebre; ma tu sii sole che illumina e riscalda.
L - La terra non è la tua patria. Sei di terra, ma hai la mia vita: guarda allora in alto.
M - Metti la tua vita nel cuore di mio Figlio e di Maria: sarai dono d'amore.
N - Non permettere che il maligno deturpi la tua libertà. Aggrappati a me e sarai libero.
O - Odia il peccato, ma ama il peccatore: impara a perdonare e ama chi sbaglia, lo conquisterai.
P - Porta la pace di Dio col tuo sorriso: c'è bisogno di un raggio di sole e luce negli occhi.
Q - Quadro stupendo ti ho dipinto col sangue dell'Agnello; sei il mio capolavoro.
R - Resta un po' con me, figlio, quando si fa sera: io ti guardo e tu mi guardi ed è pace.
S - Senza il tuo mattone, la costruzione è vuota. Sii strumento docile nelle mie mani.
T - Tutto ho messo nelle tue mani, sei il signore della natura: conservala senza macchia.
U - Unisci cuore e mente: con la mente progetti, ma è col cuore che salvi e realizzi.
V - Vuoi essere felice? Sgombra tutto ciò che ti impedisce di volare e sciogli le vele.
Z - Zaino di eucaristia, preghiera e servizio sarà il tuo compagno di viaggio: farai miracoli.

(padre Gianni Fanzolato)

 



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Preghiera per i genitori che han perso un figlio

I figli sono il fiore della vita


O Signore,
a volte ho tanta rabbia nel cuore,
per quel disegno di morte che ha portato via mio figlio!
Così chiudo le mani innanzi al Tuo sguardo,
in segno di protesta!
Ma poi una lacrima mi riga il viso
e cerco nella preghiera un dialogo con Te!
Perché è la Tua parola che voglio ascoltare…
…il Tuo sguardo che voglio trovare…
…il Tuo abbraccio che voglio sentire!
Tu che sei amore e tenerezza!
Tu che sei speranza di ogni madre e di ogni padre!
Tu che conosci e comprendi la ferita di un cuore che perde un pezzo di sé!
Tu che sei, nel profondo dell’anima, il mio conforto più grande!
Tu che non mi hai lasciato solo...
Mi hai tenuto per mano e mi sei stato accanto
anche quando il dolore mi ha fatto voltare le spalle alla vita...a Te!
Hai preso fra le dita _______________, il mio delicato fiore,
quando un vento terribile ne ha spezzato lo stelo!
Lascia Signore che i suoi petali si schiudano fra le Tue mani,
al tepore dei Tuoi raggi di sole!
Affido a Te la bellezza di un bocciolo che non ho visto crescere!
E confido in Te quando la tristezza più profonda si riflette in una lacrima,
e il cuore non trattiene i singhiozzi!
Dammi la forza di porgere sempre a Te il mio dolore,
perché in ogni istante possa sentire la Tua carezza!
Fa che, nella Tua presenza al mio fianco,
io possa sempre percepire la bellezza di un mistero
che parla del mio angelo...
Le sue ali sono diventate forti e ha spiccato il volo
sì che dopo una corsa fra le stelle
si è tuffato fra le Tue braccia!
È ora in Te come battito del mio cuore...
... vive con me attraverso la Tua voce!
Ascolta quel battito Signore
per infondere nella mia anima il conforto di saperTi accanto!
Fa Signore che la Tua voce desti sempre la mia attenzione,
perché io non possa mai dimenticare
che il mio germoglio ora cresce sicuro e forte fra le Tue mani,
teneramente abbandonato al soffio gentile del Tuo infinito amore!
Amen

 



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O Maria, Immacolata

Maria Immacolata


O Maria, Vergine Immacolata,
Madre di tenerezza,
forza di chi confida in te,
speranza di chi si abbandona al Tuo amore
desidero affidarti ogni uomo che soffre,
ogni bimbo che piange
ogni mano tesa verso la ricerca di Dio,
custodisci nel tuo grembo
ogni creatura della terra
fa di noi uomini e donne di preghiera
capaci di alzare a te mani pure e ricche dei tuoi doni
rendici splendido profumo della grazia di Dio
per saper sbocciare sempre
come te quale fiore purissimo di grazia
rendici sorgente di acqua viva
per donare a tutti conforto e pace
e irradiare in ogni momento della nostra vita
la luce profonda e vera della Sua Parola
che mai tramonta…
a te Madre di speranza,
a te Mamma di ogni uomo
Mamma del sorriso
A te l’ultimo bacio per meritare il Paradiso.
AMEN

 



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I Figli in Paradiso:
angeli tra cielo e terra


Le stelle del cielo che brillano al cospetto di Dio


La mamma di uno dei ragazzi ha scritto:

Volendo scrivere qualche riga nel ricordo dei nostri ragazzi, profonde e significative sono le parole di uno dei brani scritti dal profeta Gibran:
"- E una donna che stringeva un bimbo al seno chiese: parlaci dei figli. Ed egli disse: i vostri figli non sono i vostri figli, vengono attraverso di voi ma non da voi. Benché stiano con voi tuttavia non vi appartengono.
-". E' questo il mistero più grande: "La vita". Questi ragazzi amavano la vita, nei loro occhi brillava quella luce che tutti conosciamo: luce di progetti, di fantasie, di spericolatezze, di avventure ma sopmttutto di sogni. Tutta la nostra vita è costruita sui sogni. Come il vento forte che in un istante spazza via tutto, così all'improvviso il loro cuore è volato via verso un'altra libertà. Una parte di noi è andata via con loro. E' qualcosa che và oltre le parole, oltre le lacrime, che ti toglie il respiro e la forza. di reagire. Solo una grande FEDE può colmare il vuoto lasciato nel nostro cuore. Più il tempo passa, più il ricordo dei nostri ragazzi è vivo perché lo sappiamo che lassù oltre le nuvole il sole splende continuamente.

" Angeli nostri rendete la nostra strada meno buia e poiché voi siete guidati dalla luce di Dio, illuminate il nostro difficile cammino".


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SALI CON ME SULLA CROCE


Sali con me sulla croce ogni volta che il mio dolore è forte e lancinante, quando sento che il peso che porto sulle spalle mi schiaccia e penso che la prova sia troppo grande!
Sali con me Gesù sulla croce della mia malattia. Mi sento così solo nella lotta, ma incrociare il Tuo sguardo sulla croce mi fa sentire in compagnia!
Ogni volta che sto per iniziare la chemioterapia e già posso sentire i crampi di una sofferenza che mi logora, desidero che Tu salga insieme a me su quella croce, incomprensibile alla ragione umana! Desidero che Tu sia al mio fianco quando non so trovare spiegazione all’atrocità di una sofferenza che mi distrugge inesorabilmente!
E cerco il Tuo abbraccio, cerco la calda mano della Tua presenza che nel brivido del dolore mi dona forza e amore, tenerezza infinita!
Così desidero che Tu sia con me sulla strada per la Croce ogni volta che mi scopro irrigidito ad osservare le gocce di una flebo che scendono lentamente...come lentamente, e con la stessa fragilità con la quale una goccia si spegne nel mare, vengono meno le forze della mia vita che si consuma! Goccia dopo goccia, mi pare che la terapia duri un’eternità, e invece il tempo rimasto è così tanto breve! E attendo la Tua eternità...
A volte non riesco proprio a capire questo dolore che continua a scavarmi dentro, istante dopo istante! Ma oggi scopro che Tu sei con me, sali con me sulla croce e mi abbracci, mi stringi a Te! Non c’è il peso dei chiodi ma sento che mi stringi con tutta la forza, sino a sporcarmi del Tuo sangue, sì che il Sangue della nuova alleanza si mescoli con il mio. Perché oggi è con me che stabilisci un’alleanza, proprio con chi sa vivere la sofferenza con Te, con chi sa attribuire ad essa un valore di salvezza.
O mio Gesù, sali con me sulla croce, ogni volta che l’infermiera cerca inesorabilmente la vena...ma ormai sono tutte spezzate, così sottili da rifiutare una nuova terapia; anch’esse così fragili da non avere più la forza di accogliere un ago di flebile speranza! Persino il catetere mi pare esausto di infondere altre terapie, ma lui ha più energia del mio corpo e si difende provocando un’infezione!
Tu sei lì mio Gesù, pronto a salire con me sulla Croce, con una lacrima sul viso quando non ci resta che piangere alla vista di un corpo ormai pieno di lividi che ogni giorno accetta ancora il martirio di un ago che prova ad entrare là dove le vene son quasi trasparenti! E la mia pelle è diventata simile ad una tela di chiaroscuri, mi dispiace...ma proviamo e riproviamo perché la vita è cosa ben preziosa!
Ma quale vita?..a volte mi chiedo! E, in cuor mio, non è più l’ago che mi preoccupa ma ogni pezzetto di me che la terapia ogni giorno si porta via...e non perdona! I capelli cadono, il corpo si ribella: non posso mangiare, non posso bere, la bocca è piena di bolle e anche parlare mi diventa difficile! Consolatori a buon mercato se ne trovano tanti, ma tu sali con me Signore su questa Croce, fammi scoprire che solo con Te questa terapia diventa veramente efficace! Perché la prima flebo che voglio infusa nel mio cuore dalla vena centrale sia l’Amore, la fede, la speranza, la tua presenza! Tu sali con me…ti prego!
E sono così tante le ore passate su questo letto, disteso, senza mai osare nemmeno suonare il campanello, perché non voglio disturbare! Sono soltanto quello del nr. 6....«mamma mia sempre chiama», ho sentito dire dall’infermiere. È così difficile per lui comprendere quanto mi costa quel suono: devo chiudere gli occhi, prendere un gran respiro e dimenticare di provare vergogna per non essere neppure in grado di andare in bagno da solo. Son piccole cose, certo; la dignità è altra cosa ed ogni ammalato conserva la propria in ogni condizione di necessità...ma quant’è dura chiedere aiuto, e quant’è dura poi farsi aiutare quando si è distesi nel letto! Ma per quell’infermiere, e per chi come lui si preoccupa poco delle parole perché troppo stanco per pensare, è difficile capire! E poi la flebo che va fuori vena, la pompa che si mette a suonare, e la mia ansia che cresce mentre la vita diventa sempre più piccola...troppe cose difficili da capire quando la delicatezza di un compito rimane schiacciata dal peso di una routine che ti fa vedere soltanto il numero di un letto!
«Scusi un attimo mi ha detto l’ultima volta»… ed è ritornato dopo appena 2 ore!!
Ma meno male che c’è lui. Sono così pochi questi infermieri e carichi di impegni nel reparto; lo capisco!!! Ma tu sali con me sulla Croce, anche in queste piccole grandi cose; anche quando ci son troppe cose da fare per pensare al nr. 6 che ha bisogno di andare in bagno!!
Grazie Signore che sali con me sulla Croce! Grazie perché ogni volta che guardo al mio fianco Ti trovo sulla sedia, ad un lato del mio letto...il nr. 6. E posso sentire le Tue braccia che dolcemente mi stringono come fossero quelle di mia madre…
La chemioterapia probabilmente la finirò tra giorni! E attendo che l’anestesista sia disponibile per ricevere in dono il mio catetere centrale...sai, lui fa il medico e i suoi impegni son davvero tanti...lo capisco!!! E per il momento attendo soltanto nel letto nr. 6, mentre un pezzetto di me ogni giorno mi lascia! Ma lo capisco!!! Lo devo capire!!! Intanto, però, è come se avessi dentro un drago gigantesco che sta bruciando tutto, ogni cosa che trova è sua...anche il mio stomaco ormai è bruciato. E per tante ore mi fa compagnia  una grande sacca bianca che si chiama “parenterale”. È un cibo concentrato...«così puoi mangiare»...anche se non me ne accorgo! Così pure quelle sacche di sangue che ogni tanto, quasi per cambiare colore, si alternano a quella bianca!! Ma nessuna di queste cose infonde in me quella forza che solo Tu mio Gesù mi puoi donare. È dura continuare questa terapia, comprendere questa malattia! Ogni volta che vengo in reparto incontro volti nuovi ma so di altri che non ci sono più! Non so quando sarà il mio turno, ma credimi, a volte spero presto… sono il nr. 6: il signor___________ la signora__________.
Qualcuno adesso ha imparato il mio cognome. E tutti mi guardano e mi dicono che ce la farò… che sicuramente uscirò da questo momento feroce… ma tu sali con me Gesù… perché quando davvero uscirò io voglio solo Te al mio fianco.
Si, perché fan tutti presto a dire che ce la farò…. Io voglio farcela, voglio riuscire, voglio essere forte, tenace, determinato ma solo nel Tuo amore, nella Tua speranza, nella fede che Tu mi doni… perché solo vivere con Te è la mia infinita gioia e la mia vera guarigione!!!
Amen
(un malato dell’oncologia)




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A Maria, mamma di tutte le mamme


Festa della mamma

O Maria, oggi qui ai tuoi piedi desidero affidarti ogni mamma della terra,
voglio ricordare per prime le mamme che hanno perso un figlio, una loro creatura, quelle che hanno lottato fino all’ultimo per avere anche solo un giorno di vita della loro creatura,
voglio affidarti quelle mamme che hanno detto di “no” alla vita,
 inconsapevoli di aver distrutto una vita umana, voglio affidarti tutte quelle mamme vittime di violenze da parte di uomini chiusi nella morsa della violenza, desidero ricordati tutte quelle mamme che nella notte piangono per i loro figli in carcere, ti presento ogni mamma della terra che soffre nella sua casa perché manca anche solo un tozzo di pane per i loro figli,
custodisci nel tuo cuore ogni mamma segnata dalla sofferenza fisica,
vorrebbero vivere e lottare con tutte le loro forze per rimanere in vita e vedere crescere i loro figli
ma la malattia non glielo permette,
o Maria, guarda a tutte quelle mamme che abbandonano i loro figli per le strade, incuranti del loro destino,
quelle mamme che negano di essere madri senza ragione e senza consapevolezza,
Maria, mamma di tutte le mamme, donaci la gioia di scoprire quanto è grande la missione di mamma,
facci scoprire la tenerezza di ogni mamma che sa piegarsi dinanzi alla sua creatura con tutta la dolcezza del cuore divino,
facci essere tutti grembi materni,
 capaci di contenere la profondità di ogni mamma della terra
che in nove mesi di gestazione vive l’inedito incontro
con una creatura che è dono di Dio…
a tutte le mamme che in questi giorni partoriranno, dona o Maria, la tua benedizione siano come rose capaci di far spuntare dal loro corpo
 i germogli di una nuova speranza,
i germogli di una nuova vita che risplenda della bellezza
del cuore di Dio,o Maria,
grazie per le nostre mamme,
per tutte le mamme della terra,
per quelle che hanno saputo asciugare le nostre lacrime,
per quelle mamme che si sono messe accanto a noi e ci hanno tenuto la mano
nella malattia e nella sofferenza, per quelle che con la loro carezza ci hanno fatto sentire il brivido della tua presenza,
o Maria, carezza di Dio per tutte le mamme della terra,
infondi nel cuore di ognuna
la delicatezza degli angeli perché scoprano ogni giorno
la vibrazione della più bella musica celestiale,
la musica del cuore di Dio che abita nel grembo di ogni mamma
che sa abbandonarsi a Dio. Amen.




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Preghiera del missionario clown

Missionario Clown

O Mio Signore e mio Dio,
rendi la mia vita una missione di gioia vera,
il mio sorriso splenda come il sole.
Possa riconoscere la scintilla divina
In ogni fratello che incontro.
Donami la forza di saper consegnare Te.
Avrò un naso rosso colorato
E un cuore dolce al cioccolato.
Dammi tanta simpatia e una grande allegria,
che sprigioni da me la vera fantasia.
Possa offrire a tutti la forza del Tuo amore…
Scherzando e giocando per tante ore.
E se mi doni tanta bontà e carità…
Saprò regalarmi a tutti con vera semplicità!
Nello scrigno del mio cuore
Conservo la bellezza del tuo amore,
le ali di un angelo mi avvolgeranno
e con profonda tenerezza mi abbracceranno
così la mia vita scoppierà di vera santità.
Gesù, clown della gioia divina
Fammi essere missionario del tuo sorriso
Per far di questa terra un pezzo di paradiso



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Preghiera all’angelo della luce
 (in caso di agonizzanti)

 

 

Angelo della luce,

ti consegniamo in questo momento
 …………………(Nome del malato grave)

prendilo tra le tue braccia e tienilo stretto a te,

tu che sei l’angelo della speranza e della consolazione

considera tutto il bene che ha sparso sulla terra,

fa che senta in questo momento il calore e l’affetto dei suoi cari

la solidarietà di quanti lo circondano

ma soprattutto, angelo di luce

fa che senta la tua potente mano

che per volere di Dio

desidera al più presto accoglierlo

nel mondo meraviglioso della luce.

Angelo di speranza,

allieta questo momento tragico della sua partenza

Fa che la sua anima

Sia purificata da ogni male  e peccato

Fa che si senta legata alla forza dello Spirito Santo

Abbandonata completamente alla tua volontà.

Angelo della luce,

Accogli………………

In questo momento difficile

Fa che tutti i suoi cari comprendano che è un momento di grazia

Un momento in cui un angelo lascia il paradiso

Per trasportare dalla terra un essere che deve entrare nella luce del regno di Dio

Apri i nostri occhi all’amore di Dio

Deponiamo ai tuoi piedi angelo di luce questo figlio/a………………….

Lo consegniamo tra le tue braccia

Perché la grazia di Dio lo sollevi e doni

A lui/lei la salvezza e a noi la speranza di saperlo sempre nel suo paradiso.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Amen.

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Preghiera a Dio per

Il neonato ricoverato all’UTIN

 

Dio, Padre Buono,

ti invochiamo

e ti supplichiamo

per la nostra cara……………….

È nata da poco

Ma già presenta i suoi problemi.

Dio padre e madre di chi spera in Te

Nel tuo immenso amore

ci hai fatto dono di questa figlia

ti preghiamo di tenerlo stretto al tuo cuore.

Tutti i suoi parametri siano nella norma;

ogni giorno prenda il suo peso

e cresca sempre di più…

donaci coraggio e speranza

per le cure che dobbiamo prestargli,

in lui c’è la tua presenza.

Padre e Fonte della vita

Illumina i pediatri

Nel difficile compito

Di curare questi tuoi figli…

Assisti le vigilatrici

«angeli custodi» sulla terra

dei nostri figli «malati»;

Essi vivano sempre accompagnati

Dalla tua grazia e dalla tua tenerezza,

e per amore del Tuo Figlio

e nella potenza dello Spirito Santo

guariscano da ogni male…

Te lo chiediamo

Per intercessione di Maria,

madre di tutte le mamme

e per Cristo tuo Figlio che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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Preghiera del chirurgo

 

 

O Signore Gesù, mio maestro e amico,

tra poco mi recherò in sala operatoria,

luogo del mio lavoro,

dove cercherò di guarire ogni corpo infermo,

rendi la mia mano ferma e sicura

nell’intervento che dovrò accuratamente affrontare,

illumina la mia mente dinanzi al corpo

martoriato dalla malattia

e dalla sofferenza...

fammi comprendere di toccare

nel mio operare non un corpo qualsiasi

ma il tuo corpo, e questi crocifisso e malato,

rendimi attento a ogni parametro che sembra venire meno,

donami la sapienza del cuore e della mente

perchè nella forza della  fede sappia guarire

ogni piccola o grande malattia che si presenti,

donami la capacità di collaborare con te

in questo compito così difficile di guarire i corpi,

fa di me una persona forte,

capace di accettare l’impotenza dinanzi alla morte.

Donami  spirito di comunione e condivisione

con tutti gli operatori che mi hai posto accanto

e con loro possa ogni intervento chirurgico

essere momento sacro in cui il tuo corpo crocifisso

viene alleviato, curato e sollevato da ogni minimo dolore...

a te grande medico del corpo e dell’anima

affido ogni intervento..

sia la tua mano a guidare le mie mani per

essere ora e sempre strumento di guarigione

e di forza per chi vive nel più grande dolore...

a te mi rivolgo

a te che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

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Preghiera del dializzato

 

O Dio, Padre di ogni bontà e amore,

mi rivolgo a te

nella mia condizione di dializzato,

ti chiedo di essermi vicino

nelle ore in cui sono attaccato alla macchina,

un rene artificiale che

ogni giorno mi dona vita e salute,

Allevia la fatica quotidiana

del trattamento dialitico,

mantienimi sempre calmo e tranquillo…

fa che la pressione

rimanga sempre nei giusti parametri,

perdendo così il peso stabilito…

la fistola duri il massimo tempo possibile.

Donami, o Signore, la sapienza del tuo Amore

per sapermi organizzare la giornata,

fa che lo scoraggiamento

non prenda mai il sopravvento su di me,

fammi vivere questa sofferenza

sentendoti dentro al mio cuore.

Rendimi sempre attento e delicato

verso il personale medico e infermieristico,

perché ci sia sempre una sana e autentica collaborazione.

Dio, Buono e Comprensivo…

È una croce pesante da portare…

Una macchina mi mantiene in vita,

tu sai cosa e come soffro,

dammi la forza per sopportare questo dolore,

e fammi comprendere il senso di questa sofferenza.

Tu sai di cosa ho bisogno!

Non oso chiederti nulla…

Ma nelle tue mani di Padre e Madre

pongo la mia vita e la mia esistenza.

Amen

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Preghiera del medico.

 

Signore Dio, Padre e Madre di chi spera in te,

sono qui sul posto del mio lavoro e tra poco

mi incontrerò con il volto sofferente di tanti miei fratelli,

rendi il mio cuore attento al grido di ogni piccolo dolore,

rendi il mio linguaggio comprensibile,

i miei occhi ricchi della tua luce

perchè sappia illuminare e consigliare,

donami  forza per saper confortare

con la certezza della scienza

e con la grandezza della fede,

donami uno spirito di comunione

per saper collaborare

con quanti mi hai posto accanto...

rendimi strumento della tua compassione,

perchè davanti a ogni ammalato sia

come il Buon Samaritano

capace di versare sempre

l’olio della consolazione e il vino della speranza.

Donami una fede forte

dinanzi all’impotenza che provo nella morte,

fa di me uno strumento autentico della tua tenerezza

per comprendere ora e sempre che tutto è dono Tuo

e del Tuo amore,

te lo chiedo per Cristo nostro medico e amico

che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen

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Preghiera di un ammalato

 

Mio Signore e mio Dio,

Padre e madre di chi spera in te,

sto vivendo la dura esperienza della sofferenza,

sono adagiato su questo letto di dolore

dinanzi a una sofferenza che non sempre comprendo.

Dove sei mio Dio in questo momento?

Perché mi sento abbandonato?

Solo con il mio dolore?

Ma poi volgo lo sguardo a quel crocifisso appeso alla mia camera

E penso che tu stia soffrendo con me

Vivi la mia angoscia, partecipi al mio dolore

Piangi e soffri con me.

Fammi essere forte,

coraggioso per ogni terapia e intervento

e nella sofferenza di ogni giorno

fammi ritrovare il calore della tua presenza

e la dolcezza della tua carità.

Benedici chi mi assiste:

infermieri, medici e ogni operatore sanitario…

siano loro gli angeli della consolazione,

per vivere in pienezza la grandezza del Tuo Amore

e cantare sempre le meraviglie che compi in me,

grazie, mio Dio, ogni attimo della mia vita è dono tuo.

Amen.

 

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preghiera per gli ammalati

Preghiera per gli ammalati

O Gesu!
Con le mani tutte unite
formiamo qui un gran cerchio d’amore.
Abbiamo per te parole infinite
perché con un sorriso vada via il dolore!
E nel cuore una semplice preghiera
accogli fra le tue braccia chi a te si affida
perché, anche in un letto, da mattina a sera
ciascuno vada incontro con fede alla propria sfida,
per uscirne infine come vincitore
stretto tra le tue mani e come piuma sul Tuo petto O mio Signore.

 

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Grazie, mio Dio,

per quanto ogni giorno mi doni, per il sole, la natura, ogni piccolo fiore che cresce sulla terra, per quanto mi stai facendo sperimentare in questi giorni, per la grazia del tuo amore, per ogni piccolo segno dell’amore che tu hai per me, non sarò mai grato abbastanza per quanto ogni giorno mi doni, la bellezza della mia strada si vede dai tuoi numerosi benefici, non riesco quasi a scrivere per la dolcezza e l’amore che sento dentro è veramente molto grande l’energia del tuo amore che mi appaga tantissimo, ora sto scoprendo veramente cosa significa amarti, significa pregarti e trovarti  presente nei miei fratelli.

Mio Dio… desiderio d’amore dell’uomo entra nel mio cuore perché io sia preghiera vivente con la mia preghiera, a volte ho paura, a volte mi sento solo, ma ora, oggi ho capito una grande verità, Tu sei accanto a me e mi ami di amore indescrivibilmente infinito…

Mio Dio grazie per quanto mi hai dato.

Lecce, 19 maggio 1999.

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Preghiera della madre in attesa.

 

Mio Signore e mio Dio,

è iniziato il cammino di madre,

sono incinta

e collaboro alla creazione di una tua creatura,

passo giornate intere

ad immaginare il volto della creatura,

sento in me il formarsi

del suo corpo

a volte avverto il battito del suo cuore…

ma soprattutto,

mio Signore,

sento dentro la tua forza,

un forza che mi sostiene e mi regge

nelle ansie e nelle angosce della vita,

quando sono stanca…

quando vedo il mio corpo trasformarsi

penso alla dolcezza e alla gioia di essere madre

e tutto si colora, mio Dio,

ora permettimi, mio Buon Padre,

di chiederti un angelo,

un angelo di luce che protegga questa creatura

l’avvolga nel suo abbraccio d’amore

e la custodisca ora e sempre.

Mio Dio, Padre e Madre di chi spera in te

Grazie per il dono della maternità…

Fa che la creatura del mio grembo

Sia un inno di lode,

una preghiera vivente…

un segno tangibile della tua tenerezza.

Fa di me un tempio della tua presenza

Come per Maria,

perché questa creatura

è un tuo dono

frutto del nostro amore

innestato nel tuo.

Padre mio, Madre mia

A te mi affido

E in te depongo me stessa e la creatura

Che mi stai donando…

Fa che in questi 9 mesi

Ogni attimo

Sia una lode perenne a te

E se un lacrima spunterà sarà solo per dirti:

“Dio mio, Dio d’amore.
 in te

spero e mi abbandono”.

Amen

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Tienimi nel Tuo grembo
(PREGHIERA PER MARIA)

Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando sono affaticato e oppresso

Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando sono solo e al buio – quando non sono capito

Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando mi sembra di non farcela più

Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando desidero conforto e una carezza

Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Tui voglio tanto bene, perché tu sei

VITA E SPERANZA MIA

 

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