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Vogliamo iniziare un breve itinerario di riflessioni
sulla preghiera. Forse ciò potrà aiutare il desiderio
che è in ciascuno di noi, di scoprire Dio come "Padre",
come Colui al quale siamo chiamati a dare del Tu; forse
saremo più sensibili a scoprire l'opera dello Spirito
che agisce nella nostra vita, e sperimentare la
grandezza e la bellezza di questo dono che è la
preghiera; che ci consente –quando la preghiera è
autentica-, di essere ammaestrati direttamente da Lui,
il Signore, la Sorgente d'ogni bene.
L'opera più difficile.
La preghiera oltre ad essere un dono è anche un "opus", un lavoro difficile, non
perché aldilà delle forze umane, ma perché è un itinerario di vita spirituale
che non si esaurisce mai. Una storiella può aiutarci a capire. Un giorno un
giovane monaco disse ad un padre del deserto: "Abba, dimmi qual è l'opera più
difficile del monaco" e l'Abba rispose: "Dimmi tu quale pensi che sia"; il
giovane monaco disse: "Forse é la vita comune", ma l'Abba rispose: "No, no
figliolo, prima o poi gli uomini, per cattivi che siano, a forza di stare
insieme si vogliono bene". L'altro riprese: "Ma allora qual è? La castità?", "
no figliolo, tu senti la castità come un problema grosso perché hai vent'anni,
ma aspetta ancora qualche anno e tutto declinerà, tutto si acquieterà". "Ma
allora che cos'è padre l'opera più difficile del monaco? Forse la teologia,
studiare di Dio, parlare di Dio?". L'Abba gli disse: "No figliolo, guardati
intorno: quanti ecclesiastici parlano di Dio dalla mattina alla sera! Sei mai
stato nelle chiese? Tutti discutono su Dio! No, no –continuò l'anziano–,
è tanto facile parlare su Dio: molta gente di chiesa se non avesse quello da
fare non saprebbe come passare la giornata". "A questo punto dimmelo tu, Abba,
qual è l'opera più difficile del monaco". "E' pregare, pregare dando del tu a
Dio" e aggiunse "ricordati che un uomo, tre giorni dopo morto, di fronte alla
presenza di Dio prova ancora difficoltà a guardarlo in faccia, a dirgli Padre e
a dargli del tu: questa è l'opera più difficile".
Questo apoftegma dei padri del deserto, autentici maestri del cammino
spirituale, mostra proprio come la preghiera sia un cammino inesauribile. La
vera preghiera, quella portata a compimento pieno, non si raggiunge mai, e nel
pregare si resta sempre discepoli: finché vivremo la preghiera costituirà sempre
un problema.

L'unico maestro di preghiera è lo Spirito.
E' Lui che ci introduce nella preghiera e ci insegna a pregare. Colui che può
davvero parlare al cuore di ciascuno di noi e fa si che emerga il grido, il
pianto, il gemito, il ringraziamento, la lode. Non dimentichiamo quel che
afferma S.Paolo: in verità noi non sappiamo come pregare, perché pregare,
cosa chiedere nella preghiera, ma lo Spirito Santo che è in noi, con gemiti
inenarrabili dice in noi Abba (cfr. Rm 8). Chiamare Dio: Papà, questa è la
preghiera.
Esistono delle persone che dicono d'essere maestri di preghiera, ma questo è
falso: tutt'al più essi ci possono indicare delle strade od offrirci dei motivi
per interrogarci sulla preghiera. Ma nell'itinerario dell'incontro con Dio, essi
non bastano. Esiste molta gente che parla di Dio: in qualunque incontro tra
persone di chiesa si finisce per parlare di Dio; ma per una vita spirituale
autentica non è sufficiente parlare di Dio, bisogna arrivare a dare del Tu a
Dio. Non basta neanche conoscere la bibbia a memoria: se non si giunge infatti a
sentire e vivere questa presenza, a parlare con Lui, a mettersi in ascolto della
sua Parola, si potrà vivere un'ideologia ma non si diverrà mai uomini di fede.

Crisi o risveglio della preghiera?
E' giusto porsi questa domanda, anche perché oggi se ne parla tanto.
Spiritualità orientali, sette, New Age, inchieste sociologiche danno per certo
il dato: che è evidente, soprattutto fra i giovani, un forte risveglio
spirituale. Allo stesso tempo bisogna affermare che altro è il risveglio
religioso e altro è la preghiera cristiana: quest'ultima infatti è un'attività
che sfugge all'osservazione sociologica, alle inchieste e alle statistiche.
Necessario quindi è il discernimento nella fede personale per percepire se si
tratta di preghiera cristiana o di semplice, naturale atteggiamento religioso.

La preghiera gradita a Dio.
Una bella pagina dell'antico testamento ci regala un grande insegnamento (cfr.
1Sam. 1, 9-18). Anna, una vecchia donna sterile che darà alla luce il profeta
Samuele, nel suo dolore prega semplicemente muovendo le labbra, mormorando una
preghiera sconosciuta. Eli, il sacerdote del tempio, la considera ubriaca e la
rimprovera. A conti fatti Dio esaudì quel pianto di donna sterile, quella
preghiera che si ignorava, biascicata da una persona emarginata perché incapace
di generare figli: era quella la preghiera capace di raggiungere Dio.
Altre volte abbiamo cerimonie solenni, meravigliose, piene di gente, con tutta
una coreografia predisposta: leggiamo il giudizio che ne dà il profeta Amos:
così dice il Signore: Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le
vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri
doni e le vittime grasse come pacificazione io non le guardo. Lontano da me il
frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo! (Am 5,
21-23). E' il paradosso di Dio! quello che sovente è un abominio per noi, non lo
è per il Signore; viceversa quello che noi crediamo che il Signore gradisca, Dio
lo aborrisce.

La preghiera si ignora.
Quando un cristiano prega, non sa mai dire se ha pregato bene o male. Questa
affermazione può sorprendere anche perché va contro due "dogmi" presenti e
imperanti all'interno della chiesa in questi ultimi anni.
Il primo di questi falsi dogmi è quello del "soggettivismo", della
"autenticità": esso implica che una persona, soprattutto se giovane, per pregare
debba "sentirsi", debba "averne voglia". Questo affidare agli umori personali la
frequenza e la qualità della preghiera è una risposta non seria e nemmeno
evangelica. La realtà che emerge dal tutto il messaggio biblico è che il
credente non sa quando prega bene e quando prega male: non esistono risonanze
che testimonino interiormente se la preghiera fatta è "bella", cioè gradita a
Dio, o meno. Chi misura la qualità della preghiera in base alle emozioni che
essa suscita, non dimostra gran maturità nella vita spirituale, o per dirla con
S. Paolo compie un'operazione "psichica", cioè carnale e non spirituale.
Questo dogma dell'autenticità soggettiva porta come conseguenza il pregare solo
quando se ne ha voglia, quando "ci si sente": si trasforma così la preghiera in
un gesto estetico, in un'attività sensitiva, in un'opera poetica. La preghiera
cristiana invece ha un'oggettività essenziale e non dipende dal singolo. Se il
protagonista della preghiera è lo Spirito Santo che prega in noi, allora
l'autenticità della preghiera non dipende dal nostro stato d'animo.

Il cristiano è padrone del tempo.
L'altro dogma contro cui va ad urtare l'autentica preghiera cristiana è quello
del tempo. "Non ho tempo per pregare!" Quante volte abbiamo sentito, o detto,
questa frase che molti invocano come scusante e che invece costituisce
un'aggravante! Bisogna affermare con forza che l'uomo é padrone del tempo e non
viceversa! Il tempo è diventato un idolo nella nostra società, una forza che ci
domina e ci costringe a metterci al suo servizio. Il cristiano deve difendere
con la forza uno spazio di tempo da consacrare a Dio, perché sa che la sua vita,
e di conseguenza anche il suo tempo dipendono da Dio.

L'ascolto nella preghiera.
Questa dimensione così difficile da realizzare, provoca fatica e smarrimento;
perché mettersi nella nudità della propria esistenza davanti a Dio fa paura.
Eppure questa è il segreto per iniziare a vivere la preghiera, l'atteggiamento
fondamentale. "Ascolta Israele, il Signore, nostro Dio, il Signore è Uno"
(Dt. 6,4).
La nostra fede si fonda sull'ascolto. Purtroppo bisogna affermare che siamo
stati abituati a concepire la preghiera innanzi tutto come qualcosa da dire a
Dio: chiedere, fare domande, invocare grazie ecc… L'esatto atteggiamento opposto
di quello del giovane Samuele narrato in 1Sam 3,1ss.: "Parla Signore, che il
tuo servo ti ascolta!". Sovente la nostra preghiera dice: Ascolta Signore
che il tuo servo ti parla! Imparare a fare silenzio in noi stessi e attorno a
noi ci insegnerà ad ascoltare il fratello che vediamo ed anche Dio che non
vediamo, perché senza ascolto non esiste dialogo, non c'è comunicazione. Spesso
i fiumi delle nostre parole sommergono la Parola, che esce dal silenzio del
cuore di Dio.

La preghiera e l'impegno.
Un grande uomo di fede, Dietrich Bonhöffer, a proposito della preghiera diceva:
"Dio non esaudisce i nostri desideri, ma tutte le sue promesse... La nostra
preghiera non potrà essere un caricare le spalle di Dio delle nostre
responsabilità, non sarà un alibi: l'abbiamo usata troppo spesso in questo
senso. Tra questo tipo di preghiera e Lui, Dio mette le nubi –come dice il
profeta-, non l'ascolta e non la riconosce. Eppure per molti cristiani la
preghiera é un mezzo di falsa pace, una fuga dalle responsabilità di fronte agli
altri uomini. Non si può pregare perché cessino le sofferenze senza un gesto che
aiuti questa fine: la preghiera deve essere in noi la fonte di un passo nella
sofferenza per farla cessare. Non si può pregare per la pace senza far seguire
alla preghiera un comportamento conseguente... Il vangelo dice forse: chi ha due
mantelli preghi per chi non ne ha? Non dice forse: ne dia uno a chi non ne ha?
D'altronde, per sapere che cosa fare, il cristiano non dovrà forse ascoltare la
parola? cioè pregare e aprirsi affinché tale parola munita di efficacia gli
trasformi la sua realtà e lo apra alla realtà del prossimo? E' questo l'istante
in cui l'azione é un atto di Dio. Innanzitutto impariamo ad ascoltare, a vedere,
a comprendere Dio e i fratelli dell'umanità intera; poi agiamo secondo questa
sapienza divina che si rivela nella scrittura, nei sacramenti, nella vita".
E' questo l'aspetto "orizzontale" della preghiera. Non bisogna mai dimenticare
che questi due aspetti, Dio e il prossimo, vanno di pari passo e che trascurare
l'uno o l'altro non ci situano nell'orizzonte della preghiera che ci ha
insegnato Gesù. Una colomba per volare ha bisogno di due ali, altrimenti non
volerà. Allo stesso modo pregare Dio e non riconoscerlo nei fratelli, trasforma
tale "pseudo preghiera" in bestemmia, così come amare il prossimo senza
fare riferimento a Dio testimonia una filantropia che non rappresenta per nulla
lo specifico cristiano.
Parola e parole.
Un altro dei pregiudizi diffusi tra noi cristiani é che la preghiera consista
prima di tutto in parole e soprattutto nelle nostre parole. Di qui lo sforzo di
pensare molto durante la preghiera, di elaborare delle piccole dottrine, dei
piccoli trattati su Dio, sull'uomo; credendo Dio come un maestro di scuola che
giudica l'esattezza teologica delle nostre frasi o la bellezza poetica dei
nostri testi. Altri invece, molto più semplicemente si "parlano addosso" come il
fariseo narrato da Lc. 18,11, che credeva di parlare a Dio, ma in realtà parlava
"tra di sé", cioè su se stesso, da solo.
Altri ancora hanno bisogno assoluto dei sussidi o dei libri, perché non
ritengono di essere capaci di stare dinanzi a Dio nella semplicità o nella
povertà del loro essere. Ecco, queste sono delle "stampelle" che ci rendono
vecchi quando in realtà siamo bambini e che non ci permettono di acquisire
quello slancio dei moti dello Spirito di cui parla S. Paolo, quell'agilità che
soltanto la Parola può imprimere nel cuore del credente. E' la Parola di Dio che
deve farsi preghiera del cuore. La Parola che é Gesù Cristo, il quale
incarnandosi é diventato la Parola piccola. Incarnandosi anche nella Parola
della Scrittura si é fatto Verbo umano, mettendosi alla portata di tutti e
sottoponendosi al dramma della parola umana, con tutti i fraintendimenti della
strumentalizzazione, dell'incomprensione e della distorsione.
Preghiera e Parola.
La Parola di Dio é buona notizia, é "vangelo", é quella notizia unica che
penetra nella nostra vita perché non é una parola semplicemente detta, ma é la
Parola attraverso la quale Dio dice se stesso facendosi presente nella nostra
vita. Accogliere allora la Parola di Dio che si fa preghiera dell'uomo,
significa porsi davanti alla Parola con fede. Quando prendiamo in mano la Bibbia
non prendiamo in mano un libro, ma solleviamo accanto a noi una persona: sulle
nostre mani, sotto i nostri occhi, vicino il nostro cuore. Il primo atto di
preghiera dunque diviene un atto di fede, di fede in quel Dio che si é rivelato
nel Signore Gesù. Si dice che Dio é presente in modo sostanziale nell'Eucarestia;
allo stesso modo, per mezzo dello Spirito, é presente in modo non meno reale, in
modo mistico, misterioso, nella sua Parola.

Parola che trasforma la vita.
Dovrebbe essere più chiaro allora che la preghiera non consiste tanto in parole,
o in gesti, quanto in un modo di essere. Essere nella fede davanti a Dio che
parla. Aprendo il cuore per accogliere questa Parola, spesso incomprensibile,
che ci appare a volte come giudizio, come spada a doppio taglio che penetra fino
il fondo dell'essere umano, altre volte come consolazione, illuminazione,
conforto e guarigione. Soltanto se raggiunge la profondità della nostra vita, la
Parola di Dio diventa Parola di vita che ci fa assumere poco per volta le
connotazioni di figli di Dio.
Parola nell'oggi.
Concretamente vuol dire che prima di leggere la Bibbia siamo chiamati a fare un
atto di fede, dicendo ad esempio: "Eccomi, Signore, sono qui. Cercherò di
ascoltarti per poter percepire quel che Tu dici a me in questo momento, in
questa mia situazione, e per poter in questa situazione vivere la tua Parola".
Se non si ha una disposizione di fondo di questo genere é molto probabile che si
affronterà la lettura biblica in modo schematico. Troveremo ad esempio
giustificazioni esegetiche e filologiche in base al testo, applicheremo la
scrittura ad altri, andremo a cercare a chi era indirizzata quella parola: ai
discepoli, ai dodici, ai contemporanei di Gesù... ma, la Parola di Dio o é
indirizzata a me personalmente o non mi dice nulla e quindi perde la sua forza
divenendo un libro come tanti altri
Si può vedere come preghiamo da come trattiamo la Parola di Dio. E' come la
cartina tornasole. Quante volte ascoltiamo –non solo con le orecchie, ma anche
con la testa e il cuore- la Parola di Dio? E come la ascoltiamo? Che fine fa
questa parola? Scende nel cuore o viene scaraventata fuori dalla nostra vita con
indifferenza o con tutti quegli alibi possibili di cui noi siamo creatori
instancabili?
Si prega nella misura in cui si ascolta la Parola -e quindi Dio- che ci parla. E
si ascolta la Parola di Dio nella misura in cui la si vive. Non é questo un
problema di algebra da capire o risolvere; é una verità di vita da vivere, da
calare nell'esistenza quotidiana. Non é una Parola che devo accogliere quando mi
piace o quando mi giustifica un certo comportamento. E' la Parola che deve
entrare nella mia vita ed essere misura dei miei gesti e dei miei pensieri.
Allora essa ci farà comprendere chi é Dio e qual' é il mistero della sua
volontà. Ci metterà davanti al cuore i pensieri di Dio, come diceva S. Gregorio:
"impariamo a conoscere il cuore di Dio attraverso le sue parole". La
nostra preghiera diventerà allora memoria, memoria costante di Dio, respiro
salutare e santificante per la vita di tutti i giorni.
Il silenzio: ostacolo o parola d'amore
oltre le parole?
Parlo certamente di quel silenzio che é "pienezza"; di quel misterioso
sentimento che ci fa scoppiare il cuore per la sovrabbondanza dei sentimenti che
vive, e il dolore e la confusione per non poterli esprimere. Eppure esso
rappresenta il primo ostacolo, la prima sfida che ci troviamo ad affrontare
quando ci mettiamo dinanzi a Dio. Oh come é difficile stare in silenzio! Fare la
prova per credere. Come é difficile mettere in pratica quel brano delle
lamentazioni di Geremia: "Sieda costui solitario e silenzioso, perché Dio
glielo ha imposto"! Silenzio di confusione, di turbamento, di ascolto...
Diceva una mistica: "Il silenzio talvolta é tacere, é sempre ascoltare,
sempre ascoltare". Silenzio che purifica, silenzio che prega, silenzio del
nulla, del vuoto, della paura di parlare a Dio perché sappiamo di essere stati
infedeli; e quante volte questa paura é peggiore del peccato commesso... Peccare
é umano, avere paura di Dio non é più umano. E per finire... il silenzio
dell'amore. Quando due persone si amano intensamente, non trovano parole per
esprimere l'intensità di questo sentimento, lì sboccia la vita. L'amore si nutre
di silenzio.

La Preghiera nei vangeli.
Consideriamo ora ciò che é stato fin qui scritto come "cornice", "contesto",
entro il quale cercheremo ora di dare una definizione più circoscritta della
preghiera che dovrebbe risultare non più estranea e lontana dalla nostra vita.
Inoltre, vedremo di riflettere sull'insegnamento che ci ha consegnato Gesù nei
vangeli. Sulle cosiddette "catechesi evangeliche" sulla preghiera, o meglio: su
qual' é stato l'insegnamento che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli a riguardo
della preghiera, e quale "catechesi" ci é stata tramandata dalla Tradizione
della chiesa.
Semplice tentativo di definizione.
La preghiera cristiana, abbiamo visto, può essere definita come: l'incontro
personale dell'uomo in dialogo umile con Dio Padre attraverso Gesù Cristo, suo
figlio e nostro fratello, nella forza dello Spirito Santo.
Vediamo di esplicitare questa definizione prendendola in esame parola per
parola.
Incontro:
dice vicinanza, contatto. Possibilità di interscambio di sentimenti.
Personale:
non é la spiegazione filosofica di un essere indefinito. Non é "un'altra cosa",
ma "l'Altro", quello che interpelliamo come un "Tu", che ci guarda e ci
comprende, disposto ad esaudirci, disposto a parlarci.
Dell'uomo:
sono io questo uomo (inteso maschio e femmina), nella mia singolarità e nella
mia circostanza. Qui e adesso.
In dialogo:
é rendere reale la possibilità di interscambio di sentimenti. Dio ha sempre
l'iniziativa. Gesù Cristo é la sua Parola. C'é un offerta di amicizia. Non ci
costringe. Ci presenta le condizioni per entrare nella meraviglia del suo Amore.
A noi tocca corrispondere, chiedendo magari aiuto, chiarezza.
Umile:
é innanzitutto l'umiltà da parte Dio, che si abbassa fino alla nostra miseria,
al livello del nostro peccato. Ma anche da parte nostra deve essere umile:
siccome il nostro stesso "essere creatura" é dono di Dio senza possibilità di un
merito previo, la nostra condizione di peccatori inclini ad una indipendenza
egoista ci rende positivamente indegni. La preghiera deve essere, dunque, un
grido dinanzi alla sua misericordia.
Con Dio Padre:
la paternità di Dio, come vicinanza e cura amorosa per l'uomo, é l'aspetto più
profondo della rivelazione cristiana. La coscienza della immediatezza divina,
appresa nella fede, non elimina la sensazione della sua trascendenza, che si fa
paradossalmente vicinanza più intima della stessa nostra persona e diventa come
radice attiva del nostro essere.
Attraverso Gesù Cristo:
la vicinanza di Dio non é un idea astratta. Dio si é fatto uomo nel suo Figlio.
Adopera il nostro linguaggio. Può essere toccato. Lo si può additare: "E' Lui!",
"Sei Tu!". E' questione di fede, però una fede con fondamento storico, con la
serie di testimoni che continuano a formare la chiesa da quando Gesù rimase
sensibile fra noi. E, ciò che é ancor più interessante, pregò e ci insegnò a
pregare (come vedremo più avanti), facendosi solidale con l'umanità.
Nella forza dello Spirito Santo:
lo Spirito Santo che é l'Amore personale unitivo del Padre e del Figlio, entra
nella vita di ogni cristiano e nella chiesa intera, come un dono di Grazia che
ispira e muove le "molle" della nostra vita spirituale. Lui continua a dare
testimonianza e a rendere "vivificante realtà" l'azione salvatrice di Cristo,
dando consistenza al suo corpo mistico, la chiesa (cioè noi), e al suo corpo
sacramentato, l'eucarestia.

Le catechesi evangeliche sulla preghiera.
Premesso che tutta la scrittura parla, insegna ed é totalmente permeata da
uno spirito di preghiera, quella che si può considerare la "perla"
dell'insegnamento sulla preghiera, la troviamo in alcuni brani evangelici che
gli evangelisti hanno scritto, sintetizzando l'insegnamento di Gesù, e che la
Tradizione della chiesa primitiva ha sempre usato per "iniziare" il credente
all'orazione.
In questo modo anche noi, che abbiamo scritto finora diverse cose sul tema, con
lo scopo di introdurci in questa "misteriosa realtà" che é la preghiera,
potremmo andare al "cuore" dell'insegnamento su di essa, ed ascoltare davvero i
gemiti dello Spirito che gridano dentro di noi per farci riconoscere
"l'essenziale delle cose".
Sono sette i brani evangelici, ai quali noi ci riferiamo, che parlano sul "come"
bisogna pregare. Elencheremo i testi e cercheremo di dare dei brevissimi cenni
per dare uno "stimolo iniziale" a ciascun lettore che (lo avrà capito), ha il
mandato e la responsabilità di iniziare a muovere i suoi primi passi da solo,
sperimentando ed imparando a pregare, appunto pregando. Questa é la condizione
essenziale affinché questa lettura non divenga inutile e sterile: che il caro
lettore, prenda in mano la bibbia e inizi a compiere il suo cammino
responsabilmente, se nel suo cuore esiste davvero (come noi crediamo) il
desiderio di incontrarsi con il Signore. Leggendo i brani in modo esistenziale,
per analogia. Sapendo che le "storielline" che vengono narrate nella Scrittura
sono storie che parlano di noi, della nostra realtà, dove la Parola si situa e
ci fa vedere nella verità di Cristo dove noi siamo situati. Essa allora farà
luce sulla nostra vita e sul nostro cammino. Un primo passo importante quindi,
di vivere condotti dolcemente dall'amore di Dio, che ci fa intravedere la meta
finale (la vita nella pienezza traboccante del suo Amore), ma non ci indica per
quali strade essa si realizzerà, perché risulti chiaro che é Lui (Dio) a
guidarci sulla strada della Vita.
Ecco i testi:
Vangelo di Luca. Capitolo 18. Versetti da 35 a 43:
Il cieco di Gerico.
(Lc. 18, 35-43).
Vangelo di Luca. Capitolo 18. Versetti da 9 a 14:
Il fariseo e il pubblicano.(Lc.
18, 9-14).
Vangelo di Luca . Capitolo 18. Versetti da 1 a 8:
La vedova insistente.(Lc.
18, 1-8).
Vangelo di Matteo. Capitolo 6. Versetti da 1 a 18:
Preghiera, digiuno ed elemosina.
(Mt. 6, 1-18).
Vangelo di Luca. Capitolo 11. Versetti 1, e da 5 a 13:
L'amico importuno.
(Lc. 11, 1. 5-13).
Vangelo di Matteo. Capitolo 14. Versetti da 22 a 33:
Gesù cammina sulle acque.
(Mt. 14, 22-33).
Vangelo di Matteo. Capitolo 26. Versetti da 36 a 46:
Gesù nel Getsemani.
(Mt 26, 36-46).
Lc 18, 35-43. Il cieco di Gerico.
Questo brano ci insegna che abbiamo bisogno di imparare a "gridare" al Signore
di guarire la nostra cecità, come fece il cieco di Gerico appunto. Essere
"ciechi" significa incapacità di vedere l'autentica realtà delle cose;
incapacità d'amare e quindi impossibilità d'essere autonomamente e
responsabilmente liberi, per camminare da soli. La cecità ci rende schiavi,
mendicanti lungo le strade della vita. Passa Gesù e il cieco inizia a
gridare: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" (questa frase é divenuta la
base per la preghiera più diffusa nella chiesa orientale, chiamata preghiera del
cuore). Egli grida perché sa che é l'unica occasione che gli si presenta per
risolvere il problema più importante della sua vita: riavere la vista! Quante
volte noi abbiamo fatto l'esperienza di aver "preso al volo" oppure di aver
"perso per sempre" l'occasione della nostra vita? Per comprendere quanto ciò sia
importante bisognerebbe sapere cosa vuol dire esser ciechi e quanto sia
importante per un cieco avere la possibilità di recuperare la vista. Condizione
essenziale quindi é: la coscienza di esser ciechi e il desiderio forte di voler
guarire, per gridare al Signore che passa nelle occasioni che ci si presentano
durante la nostra vita. E il Signore ci esaudirà nella misura della nostra fede.
"Cosa vuoi che io faccia per te?" dice Gesù. "Signore, che io riabbia la vista".
"Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato".
Lc. 18, 9-14. Il fariseo e il pubblicano.
Questa parabola insegna l'attitudine con cui pregare. Non ritenendosi migliori
di altri, ma con umiltà riconoscersi bisognosi dinanzi a Dio. Gesù ha raccontato
questa "storia" per dare un insegnamento a chi nella vita si sente "giusto" e
disprezza gli altri. Non é difficile dunque, dover ammettere che Egli l'ha detta
per noi! Quante volte, negli atti della vita quotidiana, ci sentiamo "giusti",
"migliori" di altri, giudicando chi é diverso o solo chi la pensa diversamente
da noi... Questo brano evangelico non ha bisogno davvero d'essere dischiuso alla
nostra comprensione, in quanto parla chiaramente e compiutamente a chi vuole
rimettersi in discussione! Il pubblicano tornò a casa sua giustificato da Dio,
il fariseo pieno solo di "se stesso" e delle "sue" opere no! Chi si esalta da
solo, sarà umiliato da Dio. Chi si umilia (cioè chi non tiene conto di quel che
gli spetterebbe di diritto) sarà esaltato dallo stesso Dio!
Lc. 18, 1-8. La vedova insistente.
Questa parabola Gesù l'ha dettata per indicare quanto sia importante e
necessario pregare sempre, senza stancarsi, per chiedere a Dio che ci faccia
giustizia contro il nostro avversario. Alcuni termini vanno intesi bene. I
nostri avversari ad esempio non sono quelli che ci scomodano o che non ci sono
simpatici...
Abbiamo sottotitolato queste riflessioni sulla preghiera: Fatica di ogni giorno.
Il motivo é che l'esperienza ci dice che: pregare sempre e senza stancarsi é
qualcosa di non facile. Ci sono due cose però che il cristiano dovrebbe compiere
senza sforzo (il che non vuol dire senza sofferenza!): la preghiera e
l'elemosina. Sono due cose che non vengono naturalmente, ma che bisogna fare
costi quel che costi! Per questo Gesù insisteva presso i suoi discepoli, per
insegnargli quanto sia importante pregare anche quando non se ne ha voglia. Se
la preghiera é davvero il nutrimento quotidiano, il cordone ombelicale che ci
lega a Dio, il riflesso sincero della nostra vita, allora é necessario
comprendere quanto sia importante pregare sempre e senza stancarsi. Una mamma,
quando nel cuore della notte si alza dal letto perché il bimbo piange e ha
bisogno di lei, può anche sapere che ciò gli provoca qualche fastidio, perché
gli spezza il sonno e al mattino deve andare a lavorare ecc., ma di ciò non
tiene conto, non calcola, non soppesa il sacrificio che deve compiere per il suo
bambino. Lo fa e basta! E' l'Amore! E la misura dell'Amore é appunto amare senza
misura! Sarebbe molto interessante poter approfondire quest'aspetto (di ciò che
dovrebbe essere caratteristico della vita cristiana), ma le esigenze
dell'articolo non ci permettono purtroppo di soffermarci oltre. Chi fa
l'esperienza dell'amore di Dio, sa quanto é fondamentale nutrire costantemente
questo rapporto, e lo fa costi quel che costi...
Quando sperimentiamo la difficoltà della preghiera ecco l'incoraggiamento che ci
viene da questa parabola! La vedova ha bussato insistentemente alla porta di un
giudice che non temeva di Dio e che non aveva riguardo per nessuno. Egli, solo
per la sua insistenza decise di farle giustizia, per non essere più importunato.
Ora, se questo giudice disonesto si é così comportato, cosa non farà Dio per i
suoi figli che notte e giorno gridano a Lui? Gli farà giustizia prontamente dice
Gesù! Ma..., quando verrà il Figlio dell'uomo troverà davvero Fede sulla terra?
Troverà veri credenti in Lui?
Ancora, chiedere a Dio che ci faccia giustizia contro il nostro avversario, vuol
dire chiedergli di intervenire perché vengano distrutti tutti gli ostacoli e gli
idoli che si frappongono tra noi e Lui. Fra tutto quello che ci impedisce di
avere una vita piena, con significato. Che ci renda giustizia da tutto ciò che
non ci consente di vivere nell'amore, e nella sua volontà. E' questa una lotta
che ci si presenta quotidianamente, perciò abbiamo bisogno di chiedere sempre e
senza stancarci l'aiuto di Dio!
Mt. 6, 1-18. La preghiera, il digiuno e l'elemosina.
Un altro grande insegnamento di Gesù. Il digiuno, l'elemosina e il perdono
devono accompagnarsi con la preghiera e farsi nel segreto, altrimenti acquistano
solo il valore che viene riconosciuto da coloro che ci guardano, con la relativa
ricompensa... (quanto é "bravo" quello, quanto é "santo" quell'altro ecc...)
completamente inutile agli occhi di Dio...
Tutti noi siamo sottoposti a quelle tentazioni che Gesù ha superato nel deserto
quando fu tentato dal demonio per quaranta giorni (Mt. 4, 1-11). Sono le
tentazioni del cuore, della mente e delle forze, quelle che ci impediscono di
adempiere il primo comandamento: "Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutte le tue forze".
In questo brano evangelico ci viene dato l'antidoto per superarle. Gesù é stato
tentato tre volte: "se sei figlio di Dio dì che questi sassi diventino pane" (Prima
tentazione). E' la tentazione del pane, delle comodità, del soddisfacimento
dei propri istinti, di avere tutto bello e pronto senza che altri ci diano
fastidio. E Gesù vince questa tentazione digiunando e accettando di soffrire.
"Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio!".
Ama il Padre con tutto il cuore e non antepone alcun idolo al suo posto. Ecco il
valore del digiuno!
Seconda tentazione:
Il demonio lo porta sul pinnacolo del tempio e gli dice "se sei figlio di Dio
gettati giù, poiché sta scritto... gli angeli ti sorreggeranno...". E' la
tentazione del rifiutare la propria storia, di tentare di Dio quando non
comprendiamo quello che succede, chiedendogli di intervenire come diciamo noi,
per cambiare la nostra storia in un modo magari più semplice. L'antidoto contro
questa tentazione é la preghiera. Essa é l'unica che ci permette di umiliarci
davanti a Dio, che ci fa come bambini e ci guarisce dall'orgoglio e dalla
superbia di voler fare da soli e avere sempre ragione.
Terza tentazione.
Il demonio gli dice: "Tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai". E'
la tentazione di "non amare" Dio con tutte le forze (che in ebraico vuol dire
con tutto quello che si ha di materiale, di beni, e quindi i soldi). L'antidoto
per l'idolatria del denaro é l'elemosina.
Ora, tutto ciò perde di significato quando non viene fatto nel segreto, cioè in
modo che sia Dio solo a sapere quello che si compie e non altri.
Gesù stesso insegna e consegna agli apostoli e a tutti i credenti, la preghiera
del Padre Nostro. La preghiera più bella, più completa, più alta, più profonda.
In essa troviamo tutto quello che un uomo possa chiedere dalla vita. Tutto
quello di cui ha bisogno. Il suo valore é dato dal fatto che ce l'ha consegnata
Gesù stesso. Quando preghiamo il Padre Nostro sappiamo di non sbagliare mai...,
soprattutto se facciamo attenzione alle parole che pronunziamo. Ci si rende
conto allora di quanto questa preghiera coinvolga e responsabilizzi. Ad esempio:
"Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori...".
Parafrasando e attualizzando e come se dicessimo: Signore, ripagaci con la
stessa moneta! E' il tema del perdono verso gli altri. Condizione essenziale per
pregare il Signore e chiedergli perdono é: che noi siamo disposti ad offrire lo
stesso perdono che riceviamo, agli altri!
Lc. 11, 1. 5-13. L'amico importuno.
Nei sui insegnamenti sulla preghiera, Gesù racconta quest'altra storia, per
indicare che bisogna pregare non solo insistentemente, ma anche
inopportunamente, nel cuore della notte, per chiedere lo Spirito. "Chiedete e vi
sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Hanno bisogno di
spiegazioni queste parole di Gesù? La prima cosa che Egli ci dona sopra tutto é
lo Spirito Santo!
Mt. 14, 22-33. Gesù cammina sulle acque.
Il grande insegnamento di questo episodio consiste nel convincerci che la
preghiera ci aiuta ad entrare nella nostra storia, per comprenderla così come
essa é alla luce dell'amore di Dio. Guardando a Gesù, tutti possiamo avere la
forza necessaria per superare le difficoltà che la vita ci pone innanzi. Si
parla della forza della fede, della sua audacia, che nella misura in cui é più
forte delle nostre paure, ci permette anche di vincerle.
Mt. 26, 36-46. Gesù nel Getsemani.
L'esempio che ci ha lasciato Gesù, con la sua vita, é rivelatore di ciò che deve
essere il fine, l'obbiettivo di ogni cristiano. Il brano che narra dell'orazione
di Gesù nel Getsemani, ci indica qual' é il frutto della preghiera. A cosa ci
porta pregare? A cosa ci porta chiedere lo Spirito di Dio? A compiere la volontà
di Dio! A fare la volontà di Dio! Questo, se vogliamo, é il segreto ultimo della
nostra felicità e di una esistenza piena di significato. Se é vero che Dio ci
ama; se é vero che vuole il bene per noi, che ci vuol rendere felici; se é vero
che ha progettato qualcosa per la nostra vita (quello che si chiama vocazione).
Allora sarà anche vero che la gioia di vivere, di spendere positivamente e
significativamente le nostra vita, in una parola: di essere felici, avrà senso
solo nella misura in cui questa adesione a Dio sarà totale e, compito primario
della nostra vita diverrà l'obbedienza al consiglio di Gesù di cercare il regno
di Dio perché tutto ci verrà dato con esso.

Conclusioni
Crediamo di aver offerto in modo semplice, ma anche coinvolgente (nella misura
in cui il lettore si é lasciato coinvolgere), alcune riflessioni sulla
preghiera, e di aver offerto una piccola "pista di lancio" che può rappresentare
l'inizio di un cammino o la riscoperta di qualcosa che magari si é sempre
vissuto senza averne consapevolezza. Sarebbe stato interessante riflettere su
tutte le testimonianze sulla preghiera offerte dalla Bibbia, ad es: la preghiera
dei patriarchi, dei profeti, dei salmi; soprattutto sulla preghiera del Padre
Nostro e della prima comunità cristiana. Siamo anche certi però, che se il
lettore si lascerà coinvolgere da questa "espressione stupenda" che Dio ha
offerto all'uomo, e che va sotto il nome di preghiera, saprà andare avanti, con
l'aiuto di Dio e sotto la sua guida amorosa, in un cammino di consapevolezza
della grandezza della propria dignità e delle aspettative meravigliose e
inenarrabili che ardono inconsapevolmente nel proprio cuore.
La prova che noi siamo figli di Dio é questa: Dio ha mandato il suo Spirito
dentro di noi, che grida (prega) con gemiti inesprimibili : Abbà, Padre!
L'augurio più sincero di essere sempre più coinvolti nel Mistero di questo
Amore.
Francesco
Cosentino


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Preghiere |
L'alfabeto di DIO
A - Anche se non sei corrisposto, ama lo stesso, mi assomiglierai.
B - Benedici sempre, perché tu sei una benedizione di Dio.
C - Chiamami Padre, solo così potrai chiamare tutti gli altri fratelli.
D - Dona con gioia. I musi lunghi sono figli delle tenebre.
E - Esci dal guscio del tuo egoismo: troverai un mondo che ti aspetta.
F - Fa della tua vita una sinfonia di gioia; darai frutti saporiti.
G - Gira l'ago della tua calamita sempre dove ti porta il cuore: sempre e solo a Dio.
H - Hai un dono straordinario, per cui mi assomigli: l'amore; sfruttalo con gioia.
I - Intorno a te c'è tanta morte, odio e tenebre; ma tu sii sole che illumina e riscalda.
L - La terra non è la tua patria. Sei di terra, ma hai la mia vita: guarda allora in alto.
M - Metti la tua vita nel cuore di mio Figlio e di Maria: sarai dono d'amore.
N - Non permettere che il maligno deturpi la tua libertà. Aggrappati a me e sarai libero.
O - Odia il peccato, ma ama il peccatore: impara a perdonare e ama chi sbaglia, lo conquisterai.
P - Porta la pace di Dio col tuo sorriso: c'è bisogno di un raggio di sole e luce negli occhi.
Q - Quadro stupendo ti ho dipinto col sangue dell'Agnello; sei il mio capolavoro.
R - Resta un po' con me, figlio, quando si fa sera: io ti guardo e tu mi guardi ed è pace.
S - Senza il tuo mattone, la costruzione è vuota. Sii strumento docile nelle mie mani.
T - Tutto ho messo nelle tue mani, sei il signore della natura: conservala senza macchia.
U - Unisci cuore e mente: con la mente progetti, ma è col cuore che salvi e realizzi.
V - Vuoi essere felice? Sgombra tutto ciò che ti impedisce di volare e sciogli le vele.
Z - Zaino di eucaristia, preghiera e servizio sarà il tuo compagno di viaggio: farai miracoli.
(padre Gianni Fanzolato)

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Preghiera per i genitori che han perso un figlio
O Signore,
a volte ho tanta rabbia nel cuore,
per quel disegno di morte che ha portato via mio figlio!
Così chiudo le mani innanzi al Tuo sguardo,
in segno di protesta!
Ma poi una lacrima mi riga il viso
e cerco nella preghiera un dialogo con Te!
Perché è la Tua parola che voglio ascoltare…
…il Tuo sguardo che voglio trovare…
…il Tuo abbraccio che voglio sentire!
Tu che sei amore e tenerezza!
Tu che sei speranza di ogni madre e di ogni padre!
Tu che conosci e comprendi la ferita di un cuore che perde un pezzo di sé!
Tu che sei, nel profondo dell’anima, il mio conforto più grande!
Tu che non mi hai lasciato solo...
Mi hai tenuto per mano e mi sei stato accanto
anche quando il dolore mi ha fatto voltare le spalle alla vita...a Te!
Hai preso fra le dita _______________, il mio delicato fiore,
quando un vento terribile ne ha spezzato lo stelo!
Lascia Signore che i suoi petali si schiudano fra le Tue mani,
al tepore dei Tuoi raggi di sole!
Affido a Te la bellezza di un bocciolo che non ho visto crescere!
E confido in Te quando la tristezza più profonda si riflette in una lacrima,
e il cuore non trattiene i singhiozzi!
Dammi la forza di porgere sempre a Te il mio dolore,
perché in ogni istante possa sentire la Tua carezza!
Fa che, nella Tua presenza al mio fianco,
io possa sempre percepire la bellezza di un mistero
che parla del mio angelo...
Le sue ali sono diventate forti e ha spiccato il volo
sì che dopo una corsa fra le stelle
si è tuffato fra le Tue braccia!
È ora in Te come battito del mio cuore...
... vive con me attraverso la Tua voce!
Ascolta quel battito Signore
per infondere nella mia anima il conforto di saperTi accanto!
Fa Signore che la Tua voce desti sempre la mia attenzione,
perché io non possa mai dimenticare
che il mio germoglio ora cresce sicuro e forte fra le Tue mani,
teneramente abbandonato al soffio gentile del Tuo infinito amore!
Amen

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O Maria, Immacolata
O Maria, Vergine Immacolata,
Madre di tenerezza,
forza di chi confida in te,
speranza di chi si abbandona al Tuo amore
desidero affidarti ogni uomo che soffre,
ogni bimbo che piange
ogni mano tesa verso la ricerca di Dio,
custodisci nel tuo grembo
ogni creatura della terra
fa di noi uomini e donne di preghiera
capaci di alzare a te mani pure e ricche dei tuoi doni
rendici splendido profumo della grazia di Dio
per saper sbocciare sempre
come te quale fiore purissimo di grazia
rendici sorgente di acqua viva
per donare a tutti conforto e pace
e irradiare in ogni momento della nostra vita
la luce profonda e vera della Sua Parola
che mai tramonta…
a te Madre di speranza,
a te Mamma di ogni uomo
Mamma del sorriso
A te l’ultimo bacio per meritare il Paradiso.
AMEN

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I Figli in Paradiso:
angeli tra cielo e terra

La mamma di uno dei ragazzi ha scritto:
Volendo scrivere qualche riga nel ricordo dei nostri ragazzi, profonde e significative
sono le parole di uno dei brani scritti dal profeta Gibran:
"- E una donna che stringeva
un bimbo al seno chiese: parlaci dei figli. Ed egli disse: i vostri figli non sono i vostri
figli, vengono attraverso di voi ma non da voi. Benché stiano con voi tuttavia non vi
appartengono.
-".
E' questo il mistero più grande: "La vita". Questi ragazzi amavano la vita, nei loro
occhi brillava quella luce che tutti conosciamo: luce di progetti, di fantasie, di
spericolatezze, di avventure ma sopmttutto di sogni.
Tutta la nostra vita è costruita sui sogni.
Come il vento forte che in un istante spazza via tutto, così all'improvviso il loro cuore
è volato via verso un'altra libertà. Una parte di noi è andata via con loro. E' qualcosa
che và oltre le parole, oltre le lacrime, che ti toglie il respiro e la forza. di reagire.
Solo una grande FEDE può colmare il vuoto lasciato nel nostro cuore.
Più il tempo passa, più il ricordo dei nostri ragazzi è vivo perché lo sappiamo che
lassù oltre le nuvole il sole splende continuamente.
" Angeli nostri rendete la nostra strada meno buia e poiché voi siete guidati dalla luce
di Dio, illuminate il nostro difficile cammino".

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SALI CON ME SULLA CROCE
Sali con me sulla croce ogni volta che il mio dolore è forte e lancinante, quando sento che il peso che porto sulle spalle mi schiaccia e penso che la prova sia troppo grande!
Sali con me Gesù sulla croce della mia malattia. Mi sento così solo nella lotta, ma incrociare il Tuo sguardo sulla croce mi fa sentire in compagnia!
Ogni volta che sto per iniziare la chemioterapia e già posso sentire i crampi di una sofferenza che mi logora, desidero che Tu salga insieme a me su quella croce, incomprensibile alla ragione umana! Desidero che Tu sia al mio fianco quando non so trovare spiegazione all’atrocità di una sofferenza che mi distrugge inesorabilmente!
E cerco il Tuo abbraccio, cerco la calda mano della Tua presenza che nel brivido del dolore mi dona forza e amore, tenerezza infinita!
Così desidero che Tu sia con me sulla strada per la Croce ogni volta che mi scopro irrigidito ad osservare le gocce di una flebo che scendono lentamente...come lentamente, e con la stessa fragilità con la quale una goccia si spegne nel mare, vengono meno le forze della mia vita che si consuma! Goccia dopo goccia, mi pare che la terapia duri un’eternità, e invece il tempo rimasto è così tanto breve! E attendo la Tua eternità...
A volte non riesco proprio a capire questo dolore che continua a scavarmi dentro, istante dopo istante! Ma oggi scopro che Tu sei con me, sali con me sulla croce e mi abbracci, mi stringi a Te! Non c’è il peso dei chiodi ma sento che mi stringi con tutta la forza, sino a sporcarmi del Tuo sangue, sì che il Sangue della nuova alleanza si mescoli con il mio. Perché oggi è con me che stabilisci un’alleanza, proprio con chi sa vivere la sofferenza con Te, con chi sa attribuire ad essa un valore di salvezza.
O mio Gesù, sali con me sulla croce, ogni volta che l’infermiera cerca inesorabilmente la vena...ma ormai sono tutte spezzate, così sottili da rifiutare una nuova terapia; anch’esse così fragili da non avere più la forza di accogliere un ago di flebile speranza! Persino il catetere mi pare esausto di infondere altre terapie, ma lui ha più energia del mio corpo e si difende provocando un’infezione!
Tu sei lì mio Gesù, pronto a salire con me sulla Croce, con una lacrima sul viso quando non ci resta che piangere alla vista di un corpo ormai pieno di lividi che ogni giorno accetta ancora il martirio di un ago che prova ad entrare là dove le vene son quasi trasparenti! E la mia pelle è diventata simile ad una tela di chiaroscuri, mi dispiace...ma proviamo e riproviamo perché la vita è cosa ben preziosa!
Ma quale vita?..a volte mi chiedo! E, in cuor mio, non è più l’ago che mi preoccupa ma ogni pezzetto di me che la terapia ogni giorno si porta via...e non perdona! I capelli cadono, il corpo si ribella: non posso mangiare, non posso bere, la bocca è piena di bolle e anche parlare mi diventa difficile! Consolatori a buon mercato se ne trovano tanti, ma tu sali con me Signore su questa Croce, fammi scoprire che solo con Te questa terapia diventa veramente efficace! Perché la prima flebo che voglio infusa nel mio cuore dalla vena centrale sia l’Amore, la fede, la speranza, la tua presenza! Tu sali con me…ti prego!
E sono così tante le ore passate su questo letto, disteso, senza mai osare nemmeno suonare il campanello, perché non voglio disturbare! Sono soltanto quello del nr. 6....«mamma mia sempre chiama», ho sentito dire dall’infermiere. È così difficile per lui comprendere quanto mi costa quel suono: devo chiudere gli occhi, prendere un gran respiro e dimenticare di provare vergogna per non essere neppure in grado di andare in bagno da solo. Son piccole cose, certo; la dignità è altra cosa ed ogni ammalato conserva la propria in ogni condizione di necessità...ma quant’è dura chiedere aiuto, e quant’è dura poi farsi aiutare quando si è distesi nel letto! Ma per quell’infermiere, e per chi come lui si preoccupa poco delle parole perché troppo stanco per pensare, è difficile capire! E poi la flebo che va fuori vena, la pompa che si mette a suonare, e la mia ansia che cresce mentre la vita diventa sempre più piccola...troppe cose difficili da capire quando la delicatezza di un compito rimane schiacciata dal peso di una routine che ti fa vedere soltanto il numero di un letto!
«Scusi un attimo mi ha detto l’ultima volta»… ed è ritornato dopo appena 2 ore!!
Ma meno male che c’è lui. Sono così pochi questi infermieri e carichi di impegni nel reparto; lo capisco!!! Ma tu sali con me sulla Croce, anche in queste piccole grandi cose; anche quando ci son troppe cose da fare per pensare al nr. 6 che ha bisogno di andare in bagno!!
Grazie Signore che sali con me sulla Croce! Grazie perché ogni volta che guardo al mio fianco Ti trovo sulla sedia, ad un lato del mio letto...il nr. 6. E posso sentire le Tue braccia che dolcemente mi stringono come fossero quelle di mia madre…
La chemioterapia probabilmente la finirò tra giorni! E attendo che l’anestesista sia disponibile per ricevere in dono il mio catetere centrale...sai, lui fa il medico e i suoi impegni son davvero tanti...lo capisco!!! E per il momento attendo soltanto nel letto nr. 6, mentre un pezzetto di me ogni giorno mi lascia! Ma lo capisco!!! Lo devo capire!!! Intanto, però, è come se avessi dentro un drago gigantesco che sta bruciando tutto, ogni cosa che trova è sua...anche il mio stomaco ormai è bruciato. E per tante ore mi fa compagnia una grande sacca bianca che si chiama “parenterale”. È un cibo concentrato...«così puoi mangiare»...anche se non me ne accorgo! Così pure quelle sacche di sangue che ogni tanto, quasi per cambiare colore, si alternano a quella bianca!! Ma nessuna di queste cose infonde in me quella forza che solo Tu mio Gesù mi puoi donare. È dura continuare questa terapia, comprendere questa malattia! Ogni volta che vengo in reparto incontro volti nuovi ma so di altri che non ci sono più! Non so quando sarà il mio turno, ma credimi, a volte spero presto… sono il nr. 6: il signor___________ la signora__________.
Qualcuno adesso ha imparato il mio cognome. E tutti mi guardano e mi dicono che ce la farò… che sicuramente uscirò da questo momento feroce… ma tu sali con me Gesù… perché quando davvero uscirò io voglio solo Te al mio fianco.
Si, perché fan tutti presto a dire che ce la farò…. Io voglio farcela, voglio riuscire, voglio essere forte, tenace, determinato ma solo nel Tuo amore, nella Tua speranza, nella fede che Tu mi doni… perché solo vivere con Te è la mia infinita gioia e la mia vera guarigione!!!
Amen
(un malato dell’oncologia)

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A Maria, mamma di tutte le mamme
O Maria, oggi qui ai tuoi piedi desidero affidarti ogni mamma della terra,
voglio ricordare per prime le mamme che hanno perso un figlio, una loro creatura, quelle che hanno lottato fino all’ultimo per avere anche solo un giorno di vita della loro creatura,
voglio affidarti quelle mamme che hanno detto di “no” alla vita,
inconsapevoli di aver distrutto una vita umana, voglio affidarti tutte quelle mamme vittime di violenze da parte di uomini chiusi nella morsa della violenza, desidero ricordati tutte quelle mamme che nella notte piangono per i loro figli in carcere, ti presento ogni mamma della terra che soffre nella sua casa perché manca anche solo un tozzo di pane per i loro figli,
custodisci nel tuo cuore ogni mamma segnata dalla sofferenza fisica,
vorrebbero vivere e lottare con tutte le loro forze per rimanere in vita e vedere crescere i loro figli
ma la malattia non glielo permette,
o Maria, guarda a tutte quelle mamme che abbandonano i loro figli per le strade, incuranti del loro destino,
quelle mamme che negano di essere madri senza ragione e senza consapevolezza,
Maria, mamma di tutte le mamme, donaci la gioia di scoprire quanto è grande la missione di mamma,
facci scoprire la tenerezza di ogni mamma che sa piegarsi dinanzi alla sua creatura con tutta la dolcezza del cuore divino,
facci essere tutti grembi materni,
capaci di contenere la profondità di ogni mamma della terra
che in nove mesi di gestazione vive l’inedito incontro
con una creatura che è dono di Dio…
a tutte le mamme che in questi giorni partoriranno, dona o Maria, la tua benedizione siano come rose capaci di far spuntare dal loro corpo
i germogli di una nuova speranza,
i germogli di una nuova vita che risplenda della bellezza
del cuore di Dio,o Maria,
grazie per le nostre mamme,
per tutte le mamme della terra,
per quelle che hanno saputo asciugare le nostre lacrime,
per quelle mamme che si sono messe accanto a noi e ci hanno tenuto la mano
nella malattia e nella sofferenza, per quelle che con la loro carezza ci hanno fatto sentire il brivido della tua presenza,
o Maria, carezza di Dio per tutte le mamme della terra,
infondi nel cuore di ognuna
la delicatezza degli angeli perché scoprano ogni giorno
la vibrazione della più bella musica celestiale,
la musica del cuore di Dio che abita nel grembo di ogni mamma
che sa abbandonarsi a Dio. Amen.

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Preghiera del missionario clown

O Mio Signore e mio Dio,
rendi la mia vita una missione di gioia vera,
il mio sorriso splenda come il sole.
Possa riconoscere la scintilla divina
In ogni fratello che incontro.
Donami la forza di saper consegnare Te.
Avrò un naso rosso colorato
E un cuore dolce al cioccolato.
Dammi tanta simpatia e una grande allegria,
che sprigioni da me la vera fantasia.
Possa offrire a tutti la forza del Tuo amore…
Scherzando e giocando per tante ore.
E se mi doni tanta bontà e carità…
Saprò regalarmi a tutti con vera semplicità!
Nello scrigno del mio cuore
Conservo la bellezza del tuo amore,
le ali di un angelo mi avvolgeranno
e con profonda tenerezza mi abbracceranno
così la mia vita scoppierà di vera santità.
Gesù, clown della gioia divina
Fammi essere missionario del tuo sorriso
Per far di questa terra un pezzo di paradiso

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Preghiera all’angelo della
luce
(in caso di agonizzanti)

Angelo della luce,
ti consegniamo in questo
momento
…………………(Nome del malato grave)
prendilo tra le tue braccia
e tienilo stretto a te,
tu che sei l’angelo della
speranza e della consolazione
considera tutto il bene che
ha sparso sulla terra,
fa che senta in questo
momento il calore e l’affetto dei suoi cari
la solidarietà di quanti lo
circondano
ma soprattutto, angelo di
luce
fa che senta la tua potente
mano
che per volere di Dio
desidera al più presto
accoglierlo
nel mondo meraviglioso della
luce.
Angelo di speranza,
allieta questo momento
tragico della sua partenza
Fa che la sua anima
Sia purificata da ogni male
e peccato
Fa che si senta legata alla
forza dello Spirito Santo
Abbandonata completamente
alla tua volontà.
Angelo della luce,
Accogli………………
In questo momento difficile
Fa che tutti i suoi cari
comprendano che è un momento di grazia
Un momento in cui un angelo
lascia il paradiso
Per trasportare dalla terra
un essere che deve entrare nella luce del regno di Dio
Apri i nostri occhi
all’amore di Dio
Deponiamo ai tuoi piedi
angelo di luce questo figlio/a………………….
Lo consegniamo tra le tue
braccia
Perché la grazia di Dio lo
sollevi e doni
A lui/lei la salvezza e a
noi la speranza di saperlo sempre nel suo paradiso.
Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.
Amen.
(torna all'indice preghiere)

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Preghiera a Dio per
Il neonato ricoverato all’UTIN
Dio, Padre Buono,
ti invochiamo
e ti supplichiamo
per la nostra cara……………….
È nata da poco
Ma già presenta i suoi
problemi.
Dio padre e madre di chi
spera in Te
Nel tuo immenso amore
ci hai fatto dono di questa
figlia
ti preghiamo di tenerlo
stretto al tuo cuore.
Tutti i suoi parametri siano
nella norma;
ogni giorno prenda il suo
peso
e cresca sempre di più…
donaci coraggio e speranza
per le cure che dobbiamo
prestargli,
in lui c’è la tua presenza.
Padre e Fonte della vita
Illumina i pediatri
Nel difficile compito
Di curare questi tuoi figli…
Assisti le vigilatrici
«angeli custodi» sulla terra
dei nostri figli «malati»;
Essi vivano sempre
accompagnati
Dalla tua grazia e dalla tua
tenerezza,
e per amore del Tuo Figlio
e nella potenza dello
Spirito Santo
guariscano da ogni male…
Te lo chiediamo
Per intercessione di Maria,
madre di tutte le mamme
e per Cristo tuo Figlio che
vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
torna all'indice preghiere)

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Preghiera del chirurgo
O Signore Gesù, mio maestro e amico,
tra poco mi recherò in sala operatoria,
luogo del mio lavoro,
dove cercherò di guarire ogni corpo infermo,
rendi la mia mano ferma e sicura
nell’intervento che dovrò accuratamente affrontare,
illumina la mia mente dinanzi al corpo
martoriato dalla malattia
e dalla sofferenza...
fammi comprendere di toccare
nel mio operare non un corpo qualsiasi
ma il tuo corpo, e questi crocifisso e malato,
rendimi attento a ogni parametro che sembra venire meno,
donami la sapienza del cuore e della mente
perchè nella forza della fede sappia guarire
ogni piccola o grande malattia che si presenti,
donami la capacità di collaborare con te
in questo compito così difficile di guarire i corpi,
fa di me una persona forte,
capace di accettare l’impotenza dinanzi alla morte.
Donami spirito di comunione e condivisione
con tutti gli operatori che mi hai posto accanto
e con loro possa ogni intervento chirurgico
essere momento sacro in cui il tuo corpo crocifisso
viene alleviato, curato e sollevato da ogni minimo dolore...
a te grande medico del corpo e dell’anima
affido ogni intervento..
sia la tua mano a guidare le mie mani per
essere ora e sempre strumento di guarigione
e di forza per chi vive nel più grande dolore...
a te mi rivolgo
a te che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen
torna all'indice preghiere)

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Preghiera del dializzato
O Dio, Padre di ogni bontà e
amore,
mi rivolgo a te
nella mia condizione di
dializzato,
ti chiedo di essermi vicino
nelle ore in cui sono
attaccato alla macchina,
un rene artificiale che
ogni giorno mi dona vita e
salute,
Allevia la fatica quotidiana
del trattamento dialitico,
mantienimi sempre calmo e
tranquillo…
fa che la pressione
rimanga sempre nei giusti
parametri,
perdendo così il peso
stabilito…
la fistola duri il massimo
tempo possibile.
Donami, o Signore, la
sapienza del tuo Amore
per sapermi organizzare la
giornata,
fa che lo scoraggiamento
non prenda mai il
sopravvento su di me,
fammi vivere questa
sofferenza
sentendoti dentro al mio
cuore.
Rendimi sempre attento e
delicato
verso il personale medico e
infermieristico,
perché ci sia sempre una
sana e autentica collaborazione.
Dio, Buono e Comprensivo…
È una croce pesante da portare…
Una macchina mi mantiene in
vita,
tu sai cosa e come soffro,
dammi la forza per
sopportare questo dolore,
e fammi comprendere il senso
di questa sofferenza.
Tu sai di cosa ho bisogno!
Non oso chiederti nulla…
Ma nelle tue mani di Padre e
Madre
pongo la mia vita e la mia
esistenza.
Amen
torna all'indice preghiere)

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Preghiera del medico.
Signore Dio, Padre e Madre di chi spera in te,
sono qui sul posto del mio lavoro e tra poco
mi incontrerò con il volto sofferente di tanti miei fratelli,
rendi il mio cuore attento al grido di ogni piccolo dolore,
rendi il mio linguaggio comprensibile,
i miei occhi ricchi della tua luce
perchè sappia illuminare e consigliare,
donami forza per saper confortare
con la certezza della scienza
e con la grandezza della fede,
donami uno spirito di comunione
per saper collaborare
con quanti mi hai posto accanto...
rendimi strumento della tua compassione,
perchè davanti a ogni ammalato sia
come il Buon Samaritano
capace di versare sempre
l’olio della consolazione e il vino della speranza.
Donami una fede forte
dinanzi all’impotenza che provo nella morte,
fa di me uno strumento autentico della tua tenerezza
per comprendere ora e sempre che tutto è dono Tuo
e del Tuo amore,
te lo chiedo per Cristo nostro medico e amico
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen
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Preghiera
di un ammalato
Mio Signore e mio Dio,
Padre e madre di chi spera in te,
sto vivendo la dura esperienza della sofferenza,
sono adagiato su questo letto di dolore
dinanzi a una sofferenza che non sempre comprendo.
Dove sei mio Dio in questo momento?
Perché mi sento abbandonato?
Solo con il mio dolore?
Ma poi volgo lo sguardo a quel crocifisso appeso alla mia camera
E penso che tu stia soffrendo con me
Vivi la mia angoscia, partecipi al mio dolore
Piangi e soffri con me.
Fammi essere forte,
coraggioso per ogni terapia e intervento
e nella sofferenza di ogni giorno
fammi ritrovare il calore della tua presenza
e la dolcezza della tua carità.
Benedici chi mi assiste:
infermieri, medici e ogni operatore sanitario…
siano loro gli angeli della consolazione,
per vivere in pienezza la grandezza del Tuo Amore
e cantare sempre le meraviglie che compi in me,
grazie, mio Dio, ogni attimo della mia vita è dono tuo.
Amen.
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Preghiera per gli ammalati
O Gesu!
Con le mani tutte unite
formiamo qui un gran cerchio d’amore.
Abbiamo per te parole infinite
perché con un sorriso vada via il dolore!
E nel cuore una semplice preghiera
accogli fra le tue braccia chi a te si affida
perché, anche in un letto, da mattina a sera
ciascuno vada incontro con fede alla propria sfida,
per uscirne infine come vincitore
stretto tra le tue mani e come piuma sul Tuo petto O mio Signore.
torna all'indice preghiere)

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Grazie, mio Dio,
per quanto ogni giorno mi doni,
per il sole, la natura, ogni piccolo fiore che cresce sulla terra, per quanto mi
stai facendo sperimentare in questi giorni, per la grazia del tuo amore, per
ogni piccolo segno dell’amore che tu hai per me, non sarò mai grato abbastanza
per quanto ogni giorno mi doni, la bellezza della mia strada si vede dai tuoi
numerosi benefici, non riesco quasi a scrivere per la dolcezza e l’amore che
sento dentro è veramente molto grande l’energia del tuo amore che mi appaga
tantissimo, ora sto scoprendo veramente cosa significa amarti, significa
pregarti e trovarti presente nei miei fratelli.
Mio Dio… desiderio d’amore dell’uomo entra nel mio cuore
perché io sia preghiera vivente con la mia preghiera, a volte ho paura, a volte
mi sento solo, ma ora, oggi ho capito una grande verità, Tu sei accanto a me e
mi ami di amore indescrivibilmente infinito…
Mio Dio grazie per quanto mi hai dato.
Lecce,
19 maggio 1999.
(torna su)
Preghiera
della madre in attesa.
Mio Signore e mio Dio,
è iniziato il cammino di madre,
sono incinta
e collaboro alla creazione di una tua creatura,
passo giornate intere
ad immaginare il volto della creatura,
sento in me il formarsi
del suo corpo
a volte avverto il battito del suo cuore…
ma soprattutto,
mio Signore,
sento dentro la tua forza,
un forza che mi sostiene e mi regge
nelle ansie e nelle angosce della vita,
quando sono stanca…
quando vedo il mio corpo trasformarsi
penso alla dolcezza e alla gioia di essere madre
e tutto si colora, mio Dio,
ora permettimi, mio Buon Padre,
di chiederti un angelo,
un angelo di luce che protegga questa creatura
l’avvolga nel suo abbraccio d’amore
e la custodisca ora e sempre.
Mio Dio, Padre e Madre di chi spera in te
Grazie per il dono della maternità…
Fa che la creatura del mio grembo
Sia un inno di lode,
una preghiera vivente…
un segno tangibile della tua tenerezza.
Fa di me un tempio della tua presenza
Come per Maria,
perché questa creatura
è un tuo dono
frutto del nostro amore
innestato nel tuo.
Padre mio, Madre mia
A te mi affido
E in te depongo me stessa e la creatura
Che mi stai donando…
Fa che in questi 9 mesi
Ogni attimo
Sia una lode perenne a te
E se un lacrima spunterà sarà solo per dirti:
“Dio mio, Dio d’amore.
in te
spero e mi abbandono”.
Amen
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Tienimi nel Tuo grembo
(PREGHIERA PER MARIA)
Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando sono affaticato e oppresso
Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando sono solo e al buio – quando non sono capito
Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando mi sembra di non farcela più
Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Quando desidero conforto e una carezza
Tienimi nel tuo grembo, Maria!
Tui voglio tanto bene, perché tu sei
VITA E SPERANZA MIA
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